Il dolore
Subito a processo l’omicida dell’ex moglie
Delitto di Nievole, il pm chiederà il giudizio immediato per Massimo Parlanti, in carcere da dicembre per aver assassinato Beatrice Ballerini
Subito a processo Massimo Parlanti, l’ex imprenditore di 43 anni in carcere dal dicembre scorso per aver ucciso, alla Nievole, l’ex moglie Beatrice Ballerini. Un omicidio d'impeto, non premeditato, conseguenza dell'ennesima lite: l’aveva soffocata stringendole un braccio attorno al collo, poi, in preda al panico ha simulato una rapina, mettendo sottosopra la casa.
Forte della confessione resa dall’uomo pochi giorni dopo il delitto e, soprattutto, dell’esame del Dna eseguito su un lembo di pelle trovato sotto le unghie della vittima, il sostituto procuratore Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta, chiederà a breve il giudizio immediato. Per questo, il processo dovrebbe iniziare già entro il mese di giugno, saltando completamente le fasi della richiesta di rinvio a giudizio e dell’udienza preliminare. Gli avvocati difensori dell’indagato hanno già manifestato la loro intenzione di chiedere il rito abbreviato, così da poter usufruire dello sconto di un terzo della pena previsto dal codice per i processi celebrati allo stato degli atti, cioè senza testimonianze ma solo sulle prove già contenute nel fascicolo (in pratica un premio in cambio del risparmio di tempo e risorse per la giustizia).
Madre di due bambini nati dal matrimonio con il suo futuro assasino, Beatrice Ballerini, 42 anni, impiegata alla filiale di Grignano, nel Pratese, del Banco Popolare, fu uccisa il 13 dicembre scorso nell’ex casolare di famiglia, in via di Bolognola, sulle colline di Nievole. Un casolare deserto da oltre un anno, da quando la storia tra lei e suo marito si era conclusa: lei era tornata a vivere nel paese dove era nata e cresciuta, Campi Bisenzio, con i genitori e i figli di 7 e 10 anni; lui invece si era trasferito dalla sua nuova compagna, un'infermiera, a Buggiano.
Secondo la confessione resa da Parlanti nel pomeriggio del 13 dicembre i due ex coniugi si erano accordati per incontrarsi proprio in quel casolare, per parlare dei figli e affinché lui potesse prendere alcune sue cose. L'incontro era però degenerato. Prima uno scontro verbale e uno scambio di offese, poi la colluttazione finita in tragedia: Parlanti ha ammesso di avere soffocato la moglie stringendole l'avambraccio intorno al collo. Preso dal panico e sotto choc, aveva quindi tentato di simulare una rapina degenerata in omicidio, portando via cellulare e soldi dalla borsa dell’ex moglie e mettendo a soqquadro la casa. Quindi era andato a prendere i figli a scuola, dopo aver gettato il cellulare della donna in un cassonetto della spazzatura nei pressi della casa, dove era poi stato ritrovato dai carabinieri, con sopra le impronte dell’uomo. Carabinieri che avevano anche scoperto sotto le unghie della vittima un lembo di pelle dell’assassino. Poche ore prima dei risultati dell’esame del Dna, Massimo Parlanti si era presentato ai carabinieri per confessare il delitto, accompagnato dai suoi avvocati. Una confessione ripetuta poi davanti al gip.
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