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Il ricordo dello “Scopino” Cecchi

Il ricordo dello “Scopino” Cecchi

La città celebra il centenario del suo ciclista, eterno secondo al Giro rosa

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MONSUMMANO. È passato alla storia nel Giro d'Italia perché, correva l’anno 1948, arrivò alle spalle della maglia rosa Fiorenzo Magni per soli undici secondi, il minor distacco di sempre nella corsa a tappe.

Protagonista della beffarda sconfitta fu Ezio Cecchi, detto “scopino” per il mestiere che praticava prima di dedicarsi al ciclismo: nato a Castelmartini l’11 maggio 1913, dal ’47 si trasferì a Monsummano e qui visse fino alla sua morte, avvenuta il 19 agosto 1984. Mentre si corre “Giro d'Italia”, la città, dichiarata “Città Europea dello Sport”, vuole omaggiare uno dei suoi sportivi più illustri nel centenario della nascita.

Sabato sono due le iniziative in onore di Cecchi: una ciclo passeggiata con partenza, dalle 9,30, in piazza Giusti e un incontro al Museo della Città e del Territorio (dalle 10,30) con Alfredo Martini, decano dei ciclisti toscani e compagno di squadra di Cecchi, Giacomo Bacci, presidente della Federazione ciclistica Toscana, Giacomo Pasqui, presidente dell’Ac Monsummanese e il sindaco Rinaldo Vanni. Cecchi era un valido scalatore che si mise in luce già nelle categorie minori vincendo, nel 1934, il Campionato Italiano Giovani Fascisti e la Coppa Italia (cronosquadre) con l’Uc Pistoiese. Poi, tra i professionisti, gareggiò per 15 anni, ricordato per una buona dose di sfortuna e per la conquista delle piazze d’onore. Giunse secondo nel Giro d’Italia del 1938, superato solo da Giovanni Valetti, e poi, come detto, a dieci anni di distanza, nel 1948, per soli undici secondi da Magni. Fu quella un’edizione che fece molto discutere: Gino Bartali si classificò ottavo e sulle Dolomiti emerse uno straordinario Fausto Coppi con un’impresa leggendaria. Nella tappa numero 17, da Cortina d’Ampezzo a Trento, la maglia rosa Ezio Cecchi forò e perse terreno, Coppi invece vinse per la seconda volta, ma dopo si ritirò dal Giro insieme a tutta la squadra della Bianchi, per protestare per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni, accusato di condotta scorretta proprio ai danni dell’atleta di Monsummano, fino a quel momento maglia rosa del Giro. La giuria inflisse a Magni solo una penalizzazione di 2 minuti che gli consentirono però di giungere a Milano con undici secondi di vantaggio su Cecchi.

Un’altra amara conclusione per Cecchi che già nella Milano-Sanremo del 1947 venne beffato da Bartali che lo riprese, dopo una lunghissima fuga in mezzo alla pioggia e alla neve, negli ultimi chilometri per poi batterlo allo sprint.

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