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«Via i vecchi di idee, anche se giovani»

«Via i vecchi di idee, anche se giovani»

Dopo il voto sulla sfiducia al sindaco Antonio Abenante scrive al capogruppo del suo ex partito

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PESCIA. È più di un sassolino nella scarpa quello che si toglie l’ex sindaco Antonio Abenante, al centro delle polemiche dopo il suo voto decisivo a salvare la giunta Marchi. Lo fa con una lettera indirizzata al capogruppo Pd Roi Giorgi.

«Intanto – scrive Abenante – vorrei rivolgere un sincero ringraziamento per avermi ridato una tardiva centralità politica, alla quale francamente neanche pensavo più, e una voglia di tornare a fare politica che non era più nei miei programmi di vita. E per avermi confermato, con la vostra “strategia politica”, che avevo visto giusto e che, cioè, il Pd pesciatino è da tempo un partito allo sbando dal quale è stato bene prendere le distanze. Ma anche per avermi definitivamente convinto che la scelta da me compiuta, ntro il trasformismo e il carrierismo opportunistico, e a favore della città, è la scelta giusta».

«Purtroppo – riprende la lettera – non mi è stata la possibilità di un confronto aperto (e non per mia responsabilità), se non con il capogruppo. Se ci fosse stata vi avrei spiegato che a Pescia le scorciatoie, i giri di valzer, le campagne acquisti, non hanno portato e non porteranno nulla di buono alla città e ai partiti che le praticano. E questo la gente lo ha compreso molto più di quanto voi pensiate: lo riscontro personalmente in questi giorni dalle telefonate che ricevo. Per questo mi permetto anche di consigliarvi di scendere dalla cattedra di “morale della politica”, perché il risveglio dal sogno inebriante potrebbe essere ravvicinato, scioccante,sputtanante, tale da far impallidire la pur non idilliaca immagine fotografica del “compagno” Leggio alla manifestazione del Circolo di Alberghi. Ed evitate almeno di chiamare tutto ciò, quello che si vede e quello che non si vede, ma si sa, democrazia».

Quindi Abenante si rivolge ai giovani del Pd: «Condivido il vostro “Diritto al futuro”, ma proprio per questo mi permetto di darvi alcuni consigli, pratici e non paternalistici. Tenete duro sui principi, e siate conseguenti, ma non smarrite mai la sintonia con la realtà nella quale operate. Nel caso in questione si tratta di porre un argine a un malcostume (perché di questo si tratta),un morbo che appesta da anni la vita politica cittadina e, soprattutto, di non farlo pagare ancora una volta alla città, a otto mesi dalle elezioni, nel pieno di una drammatica crisi economica e sociale. Mettetevi sempre al servizio della città e dei suoi problemi, non rendetevi strumenti, più o meno consapevoli, di disegni opportunistici e trasformistici. Il futuro prendetevelo. Liberatevi di quei vecchi che erano tali già quando io ero sempre giovane. Vecchi di idee. Un difetto dal quale non vanno esenti neppure i giovani».

«Per pura completezza di ragionamento – conclede l’ex sindaco – io credo che, dopo il tentativo di spallata andato a vuoto, il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su come gestire di qui in avanti la situazione politica che è venuta a crearsi, se non sia il caso il caso di provare a verificare l’effettiva risolvibilità di alcune questioni che interessano la città (mettendosi al collo medaglie che rischiano di metersi altri ) e, per ultimo a recuperare una prospettiva di costruzione di una alternativa più lineare,chiara ed effettivamente unitaria».

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