Il Tirreno

Montecatini

La giunta Marchi salvata dall’ex sindaco

di Francesca Maltagliati e LuigiSpinosi
La giunta Marchi salvata dall’ex sindaco

Non passa la mozione di sfiducia, per Abenante l’arrivo del commissario non aiuterebbe Pescia in questo momento

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PESCIA. La mozione è respinta. Finisce dieci a dieci la votazione in consiglio sulla mozione di sfiducia al sindaco Roberta Marchi. È stato un unico voto a garantire la tenuta dell’attuale maggioranza: l’astensione dell’ex sindaco ed ex consigliere del Pd Antonio Abenante.

Una scelta preannunciata che non ha mancato di suscitare forti polemiche da parte dei firmatari della mozione. Resiste quindi la giunta Machi, almeno fino al prossimo 8 maggio quando arriverà in consiglio il bilancio. Per l’approvazione di quest’ultimo non basteranno dieci voti e, vista l’importanza dell’atto, una sua bocciatura (che appare comunque improbabile, per tutta una serie di ragioni) potrebbe voler dire le dimissioni del sindaco.

Il documento di sfiducia al sindaco presentato da Pd, Pescia Democratica, Rifondazione, Fli e Marco Ardis è arrivato in consiglio lunedì pomeriggio. Lunga la discussione che ha preceduto la votazione finale e che ha visto fra i protagonisti proprio Abenante che ha voluto spiegare ai presenti le motivazioni delle proprie scelte: «Non ho da soccorrere la giunta Marchi, né sottobanco, né soprabanco. Vorrei ricordare ai tanti smemorati di oggi che io ho concorso alla carica di sindaco proprio contro la Marchi alle ultime elezioni comunali, quando il centrosinistra, diviso fra due candidati, pur prendendo il 54% è riuscito a far vincere il candidato di centrodestra. Non ho da soccorrere neanche il Pd per poche e semplici ragioni. La prima è che non mi è stato richiesto. La seconda è che io non ho rinnovato l’iscrizione a questo Pd e non ho debiti con questo partito. La ragione di fondo per cui non ho sottoscritto la mozione è una ragione pragmatica. Comunque vada si vota il prossimo anno. I cittadini giudicheranno. È già evidente che questa giunta non ha più una maggioranza ed è monitorata dalla Corte dei Conti. A cosa servirebbe un commissario, cosa potrebbe venirne di buono per la città in un momento di così grave crisi?».

Le motivazioni portate da Abenante non hanno però convinto i vari firmatari della mozione uniti nel ribadire la propria scelta, dovuta a tutta una serie di mancanze di cui questa amministrazione si sarebbe resa colpevole. Molti i temi toccati: l’ospedale, il Comicent, il business park, il bilancio, il decoro urbano.

«Abbiamo preso atto – ha detto Giovanna Papini di Pescia Democratica – che non c’è più una maggioranza». «Da parte nostra – ha insistito Salvatore Leggio di Fli – non esistono più le condizioni per continuare a mantenere un rapporto di fiducia verso questa amministrazione: troppe sono le aspettative disattese dei cittadini che siamo qui a rappresentare e che ogni giorno ci sottolineano le mancanze di questa gestione. Con i tempi che corrono crediamo che perdere ancora un altro anno vorrebbe dire decretare un ulteriore declino di una situazione fin troppo compromessa».

Dall’alta parte è stata dura la critica del centrodestra: «La cifra distintiva dell’opposizione a questa amministrazione – ha detto l’assessore Angeli – è stata l’odio. Mi chiedo quale sia il vero perché di questa mozione. Forse si tratta di una surroga delle primarie del Pd. Chi porterà lo scalpo del centrodestra pensa forse di aver una corsia preferenziale? Come al solito in nome del futuro della città si cerca di costruire le proprie fortune».

Lungo e articolato anche l’intervento del sindaco, cui il suo predecessore Abenante ha fatto anche un’apertura, vincolandola però ad un intervento su tutta una serie di questioni (Imu, Comicent, parcheggi, ospedale). Roberta Marchi ha riconosciuto le difficoltà della propria maggioranza, ma che non ha avuto dubbi nel difendere i risultati raggiunti e la «moralità e l’impegno» con il quale ha ricoperto il proprio ruolo: «I cittadini ci giudicheranno e se vorranno ci manderanno a casa loro».

Intanto però la sua giunta è la prima vincitrice di questo confronto che, invece, invece di colpire chi governa avrà probabilmente conseguenze più gravi sull’opposizione. In particolare nell’occhio del ciclone appare il consigliere (e segretario provinciale del Pd) Marco Niccolai, che ieri ha cercato di disconoscere la paternità della mozione, ma fuori tempo massimo, visto che in più di un’occasione aveva avocato a se il merito di quel documento. Che adesso sembra un boomerang. E forse, visti i rapporti tra i due, è stato proprio questo lo stimolo più forte che a portare Abenante alla sua decisione.

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