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I rischi dell’elettrosmog spiegati dall’esperto

I rischi dell’elettrosmog spiegati dall’esperto

MONSUMMANO. Si è svolto all'oratorio S. Carlo il secondo incontro promosso dal Comitato Stadio Strulli. L'organizzazione, nata sulla scia del dissenso scaturito in seguito alla costruzione di un'anten...

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MONSUMMANO. Si è svolto all'oratorio S. Carlo il secondo incontro promosso dal Comitato Stadio Strulli. L'organizzazione, nata sulla scia del dissenso scaturito in seguito alla costruzione di un'antenna radio vicino allo stadio comunale, ha preparato un appuntamento con Fiorenzo Marinelli, ricercatore in biologia molecolare del Cnr di Bologna e membro della Commissione internazionale per la sicurezza elettromagnetica (Icems), in cui si è cercato di spiegare alla popolazione il problema dell'elettrosmog. L'incontro, guidato dal presidente del comitato Alessandro Bugelli, ha visto la vivace partecipazione di molti cittadini, tra cui diversi consiglieri comunali e il sindaco Vanni.

«L'elettrosmog è un problema serio – ha esordito Marinelli – molte ricerche attestano che i campi elettromagnetici influenzano il corpo degli esseri viventi, e dal momento che noi funzioniamo tramite campi magnetici, si creano interazioni fra i campi di origine artificiale e gli esseri umani».

Emissioni. Un cellulare non emette la stessa intensità di onde in ogni momento: è in massima potenza quando si collega per iniziare la conversazione, dopodiché l'intensità cala. E anche per le antenne telefoniche vale un discorso simile: «Abbiamo calcolato – spiega lo scienziato – che una telefonata fatta da qui un'altra zona della città irradia circa 1.500 persone, ma a livelli differenti: chiunque si trovi all'interno di un'area di 250 metri dall'antenna subisce un'emissione di intensità pari a 0,1 Watt/cm2, mentre chi sta al di fuori ne risente dieci volte meno».

Legislazione e limiti. Il limite di onde elettromagnetiche stabilito per legge è di 6 Volt/metro, ed è valido sia per antenne sia per cellulari. Ma può bastare a garantire la salute di chi li usa? Marinelli afferma che il limite non è sufficientemente cautelativo perché «i 6 V/m erano applicati ai vecchi telefoni Gsm (con 930-960 MHz di trasmissione), mentre quelli di ultima generazione, gli Umts, utilizzano una banda di frequenze molto più larga (2100-2170 MHz), e pertanto l'impatto biologico è notevolmente superiore rispetto a prima». Se si aggiunge il fatto che le compagnie telefoniche dispongano delle nuove frequenze Lte (Long Term Evolution), liberate da tv e militari, da sommare alle vecchie già in dotazione, allora «l'irraggiamento della popolazione aumenterà, mentre il numero delle antenne è già raddoppiato». È necessario secondo Marinelli abbassare il limite legale a 0,6 V/m, anche perché il precedente governo Monti ha cambiato i tempi di calcolo dei 6 V/m di limite: mentre prima si prendeva in esame solo i sei minuti di massima potenza, adesso l'intervallo di tempo da considerare è tutto il giorno (e visto che durante la notte non telefoniamo molto, si crea una media giornaliera distorta).

Danni fisici. Le onde emesse da questi apparecchi – spiega il ricercatore – possono causare grossi danni alle persone: problemi al dna, ai cromosomi, possono causare invecchiamento precoce, affaticamento, nausea, mal di testa, irritabilità, astenia e contribuiscono all'abbassamento del sistema immunitario, in modo tale che ognuno si può ammalare senza specificità, secondo le proprie caratteristiche. Inoltre lo Iarc (l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato nel maggio 2011 i campi di elettrofrequenza come possibili cancerogeni umani, con una particolare tendenza verso i tumori del sangue. Inutile dirlo, i più suscettibili all'elettrosmog sono i bambini.(l.p.)

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