Il Tirreno

Montecatini

Un appello al prefetto «Il consiglio è illegittimo»

Per i regolamenti deve essere nominato subito un nuovo presidente E si torna a parlare di un accordo sottobanco con l’ex sindaco Abenante

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PESCIA. Domani pomeriggio si svolgerà l’atteso consiglio comunale nel corso del quale verrà votata la mozione di sfiducia al sindaco Marchi. Un consiglio che, però, rischia di essere illegittimo prima ancora di cominciare.

È quanto si sostiene dall’opposizione, che dopo aver cercato inutilmente con il facente funzione di presidente del consiglio comunale (ossia il consigliere Graziano Incerpi), ha scritto al prefetto, con una lettera firmata dai capigruppo di Pd, Fli e Rifondazione. Motivo del contendere proprio quel ruolo, quello, appunto, di presidente del consiglio comunale, che, in sostanza, adesso a Pescia non c’è. Questo da quando, nell’ultima seduta, il presidente in carica (Salvatore Leggio di Futuro e Libertà) ha rassegnato le dimissioni, passando di fatto all’opposizione insieme al suo gruppo. A quel punto, con i due consiglieri di Fli passati “nelle fila avversarie”, la maggioranza non era più tale, potendo contare su 10 voti sui 21 complessivi del consiglio. Ma, tralasciando (momentaneamente) l’aspetto politico, il problema secondo quanto sostiene l’opposizione – leggi e regolamenti alla mano – adesso è tecnico.

I base ai regolamenti e al testo unico sugli enti locali – viene fatti rilevare – la carica di presidente del consiglio non può rimanere vacante, e dovrebbe essere il primo atto da fare al primo consiglio comunale utile.

Ebbene, il primo consiglio utile sarebbe proprio quello di domani, ma nell’ordine del giorno c’è un solo punto, e non è la nomina del nuovo presidente (incarico che verrà svolto dal vice di Leggio Graziano Incerpi), bensì la discussione della mozione di sfiducia.

Insomma, saremmo di fronte a un consiglio comunale illegittimo secondo l’opposizione, che proprio per questo motivo è partita la lettera al prefetto, perché intervenga per far modificare quell’ordine, riservandosi «ogni azione in tutte le sedi competenti» nel caso i regolamenti non venissero rispettati.

Ma questa volontà di non mettere in pratica un’azione apparentemente semplice da parte dell’amministrazione, come nominare il nuovo presidente (basterebbe una riunione di maggioranza dove scegliere chi nominare) contribuisce ad alimentare ulteriormente sospetti maligni su un presunto accordo con un consigliere dell’opposizione (nella fattispecie l’ex sindaco Abenante) per dare a lui la presidenza, il cambio del suo no o della sua astensione al voto sulla mozione di sfiducia. Una mossa che, però, fatta un minuto prima del voto sulla mozione risulterebbe troppo spudorata.

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