Sicurezza
Biondi, offerti 8mila euro al mese
Noto commerciante di pubblici esercizi lancia la proposta per riaprire il locale, ma la proprietà risponde ancora picche
MONTECATINI. Il bar Biondi resta chiuso, ma non perché manchino le offerte per riaprire un locale storico. Ma solo perché alle offerte avanzate rispondono con sistematici no.
Negli ultimi giorni si è fatto avanti un importante imprenditore del commercio di Montecatini che ha contattato
la proprietà del Biondi.
La base dell’offerta avanzata era di 8mila euro al mese di affitto per il locale che si affaccia su piazza del Popolo.
Ottomila sicuri perché l’offerta arriva da un personaggio più che solido, già proprietario di un paio di bar fra Montecatini e la Valdinievole.
Risultato finale un no grande come una casa.
La richiesta della proprietà per cedere in affitto il fondo sembra che al momento non scenda sotto i 13mila euro al mese.
Una situazione a dir poco complicata ma alla quale i montecatinesi chiedono all’amministrazione di porre in qualche modo un rimedio.
Non sono stati pochissimi gli imprenditori, solidi, che in questi mesi di chiusura si sono fatti avanti per rilevare il Biondi.
Un bar storico, la cui fortuna è basata sulla posizione. Perché nessuno si nasconde una cosa: che la fama complessiva del Giovannini è sempre stata superiore.
Ed è proprio la posizione, al centro di piazza del Popolo, che ne fa un caso pubblico e non solo una questione privata.
È come se a Viareggio chiudesse Fappani in Passeggiata. Oppure che in piazza della Repubblica a Firenze abbassasse la saracincesca Gilli o Paskosky. O ancora che a Milano, all’ingresso della Galleria non si potesse entrare al mitico Camparino.
Insomma una soluzione, chiedono i montecatinesi, va trovata. Più volte il nostro giornale ha cercato di parlare con la proprietà ma inutilmente.
Fra le cordate che sembrava si fossero formate per rilevare il bar, c’era anche un gruppo di imprenditori di cui sembrava facesse parte anche Stefano Pucci, patron della Pace e del San Marco, ma anche assessore della giunta Bellandi.
Pucci a nostra precisa domanda ha smentito qualsiasi suo coinvolgimento. Del resto il caso Biondi non è certo la prima vicenda del genere in città.
Chi può dimenticare il caffè Gambrinus chiuso per anni? E la desolazione del magazzino Lavarini, rimasto voto fino all’arrivo nel 2000 di Benetton portata dall’imprenditore apuano Fernando Talamoni?
Situazioni che si sono prolungate per anni. Speriamo che non accada lo stesso al bar Biondi.
E che soprattutto la stagione 2013 iniziata così così non veda piazza del Popolo depauperata dal suo locale più famoso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
