Sicurezza
Al San Domenico conti ancora in rosso E l’Asl non aiuta
Prosegue la serie negativa nei bilanci della casa di riposo e il progetto cure intermedie non arriva, anzi
PESCIA. Continua la serie negativa dei bilanci del San Domenico. La storica casa di riposo pesciatina, trasformatasi, in seguito alla legge regionale del 2004, in un’azienda pubblica di servizi, non ce la fa proprio a chiudere in pareggio un bilancio. Dal consuntivo 2012 emerge infatti una perdita di 50.161 euro.
Si tratta dell’ennesimo segno meno collezionato dal San Domenico, visto che dal 2006 a oggi tutti i suoi bilanci si sono chiusi con delle perdite: 36.687 euro nel 2010, 78.025 euro nel 2009, 38.425 euro nel 2008, 22.279 euro nel 2007 e ben 82.308 euro nel 2006. Secondo la relazione sulla gestione a pesare sui conti sono stati vari fattori: primo fra tutti «la mancanza di inserimenti di ospiti durante l’anno che ha portato nel 2012 le presenze medie a 54 anziani, contro le 57, 58 e 59 degli anni passati e in particolare la diminuzione di ospiti non autosufficienti».
Per il presidente della Rsa, Piero Danesi, la soluzione del problema è semplice: basterebbe che l’Asl riconoscesse alla casa di riposo le cure intermedie previste dalla Regione. Le cure intermedie sono un servizio che si pone come fase di assistenza tra la dimissione ospedaliera e il rientro in famiglia di persone con problematiche sanitarie, ma sono anche un servizio di assistenza a persone che dal loro domicilio, a fronte di una riacutizzazione della malattia, sarebbero impropriamente ricoverate in ospedale. A rimborsare le Rsa che svolgono le cure intermedie ci pensa l’Asl, per la quale tale servizio, rispetto ad un ricovero ospedaliero, risulta molto meno oneroso.
«Ogni cura intermedia costa al servizio sanitario – spiega Danesi – circa 100 euro al giorno, a fronte delle 600 euro quotidiane del costo di un ricovero». La Regione ha autorizzato l’Asl ad attivare in Valdinievole 4 cure intermedie: due di queste erano effettuate dal San Domenico, altre due sono rimaste vacanti poiché l’istituto Don Bosco, che avrebbe dovuto farle, si è rifiutato perché non attrezzato per questo servizio.
«Da tempo - continua Danesi – chiediamo alla Sds che ci vengano riconosciute anche queste altre due cure intermedie visto che siamo attrezzati per effettuarle». Invece non solo al San Domenico non vengono affidate queste due ulteriori cure, di cui il territorio avrebbe sicuramente bisogno, ma da ottobre alla Rsa questo tipo di servizio è del tutto cessato.
«Da alcuni mesi – continua infatti Danesi – l’Asl ha cessato di inviarci le cure intermedie perché non siamo in possesso del Cpa, il certificato prevenzione incendi. È vero che c’è una legge che ne richiede la presenza, ma è stata prorogata, e non capiamo perché l’Asl non tenga conto di tale proroga. Noi intanto abbiamo iniziato a metterci in regola e i lavori sono partiti. I tempi però sono lunghi e c’è bisogno di trovare delle soluzioni a breve». Infatti le possibilità di manovra sono piuttosto scarse, visto che oltre il 70% dei costi sono ascrivibili al personale specializzato.
«Io come presidente – conclude Danesi – così come tutti i consiglieri, non percepisco alcun stipendio per il lavoro svolto. Sicuramente non possiamo tagliare sul cibo o sulle medicine. Abbiamo richiesto al comune di esentarci dal pagamento della Tarsu, una soluzione prevista per legge per le aziende pubbliche di servizi, ma per ora non sembra una strada percorribile. L’unica soluzione allora sarebbe la riduzione degli anziani ricoverati e del personale, ma ciò significherebbe far perdere un servizio importante al territorio e lasciare qualcuno senza lavoro».
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