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Aziende svuotate Scatta l’arresto per due imprenditori

Aziende svuotate Scatta l’arresto per due imprenditori

Per la procura acquisivano e svuotavano società in difficoltà In un caso sfondata anche una vetrina per 550 euro in cassa

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MONTECATINI. Compravano le quote delle società in difficoltà e poi le depredavano impossessandosi dei beni rimasti, fino a portarle alla bancarotta. Così hanno fatto anche per la società Jambo srl di Firenze, che si occupava di sanitari, portandola al fallimento nel novembre del 2012.

I bancarottiere seriali, arrestati su richiesta della procura di Firenze, sono due imprenditori della provincia di Pistoia. Paolo Zuccone, 42 anni, originario di Vicenza ma domiciliato a Montecatini, e Davide Paganin, 48 anni, nato a Pavia e residente a Pistoia, al momento già detenuto per altri reati.

Sono finiti in manette a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Firenze Paola Belsito. Secondo i carabinieri, che hanno svolto le indagini, fra merci e contanti avrebbero distratto dalla Jambo beni per oltre 200mila euro. Come avevano fatto già in passato, hanno svuotato l’azienda del poco che era rimasto, tra cui un suv della Hyundai e merci per 150mila mai ritrovate dal curatore fallimentare. In un caso, tra marzo e maggio 2012, hanno venduto come rifiuti alcune parti del magazzino dell’azienda, ricavandone oltre 50mila euro. Paganin sarebbe arrivato addirittura a sfondare la vetrina del negozio, chiuso durante la pausa pranzo, per portare via il denaro contante dalla cassa, circa 550 euro.

Da un’informativa dei carabinieri, ricorda il gip, emerge che i due «si sarebbero insinuati in diverse società in crisi per acquisirle e svuotarle dei loro beni». Tra queste, nel 2011, la Euroforme, una ditta di sanitari di Montecatini, e la Reco sas di Pistoia, un’azienda di elettrodomestici dichiarata fallita il 5 aprile 2012. In entrambi i casi, si legge nella carte, Zuccone e Paganin hanno mostrato atteggiamenti «volti ad arraffare tutto il possibile dalla società in cui si erano in qualche modo introdotti, per poi sparire appena possibile».

Lo scorso luglio, i due bancarottieri sono anche stati fermati a bordo di un’auto per un controllo e trovati in possesso di una pistola. Altre armi e munizioni furono sequestrate nella loro abitazione. Parlando della Jambo di Firenze, il gip rileva che «le dichiarazioni rese dai dipendenti sono la dimostrazione del fatto che vi era stata una gestione di tipo predatorio». I due «usavano le casse della società come una cosa propria, da svuotare al bisogno». Per i due indagati, conclude il gip «la società Jambo, tanto quanto le altre società che abbiamo visto essere emerse nel corso delle indagini, era solo un contenitore ancora non del tutto svuotato dai propri beni, e quindi interessante perché suscettibile di essere depredato. Certo non si sono interessati, i due indagati, del destino dei dipendenti».

Matteo Leoni

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