Gioco
Azienda rinuncia ad aprire il nuovo polo produttivo
Società specializzata in macchinari per calzaturifici lascia il suo lotto Pip Problemi anche per il Comune che dovrà rimborsare i soldi ricevuti per l’area
MONSUMMANO. La crisi non sta solo nelle chiusure, ma la si legge anche nelle mancate aperture. È il caso di Monsummano, dove c’è chi ha deciso di rinunciare ai diritti acquisiti per aprire un’attività nella zona industriale.
È quanto si può leggere in una delle ultime due operazioni urbanistiche del comune che riguardano la zona industriale di Pratovecchio. La prima riguarda appunto un’azienda che lascia un’area acquisita in diritto di superficie in via Maestri del Lavoro angolo via Abruzzo (anche se non aveva mai costruito), l’altra – di tenore opposto - riguarda dei privati che comprano a trattativa privata 4 porzioni di terreno in via del Catano.
Il primo caso è quello della ditta Pratika Srl (ora Gst Spa) che rinuncia a 2mila metri quadrati di superficie assegnati nel 2000 e dove, in 12 anni, ha realizzato solo alcune opere per un valore di 50mila euro. Nata nel 1983 con sede legale a Fucecchio, la Gst Spa, che ha una sede in città in via Primo Maggio, lavora nella vendita e riparazione di macchinari, ricambi, accessori e filati per il settore calzaturiero, oltre a offrire servizi di assistenza tecnica e consulenza. Presente nel Valdarno, nel sud Italia, in zone emergenti come Tunisia, Sud America ed Europa dell’Est, per il suo mutato piano industriale decide che un secondo polo produttivo a Monsummano non serve più.
E non è una buona notizia. Anche per il Comune, che con la risoluzione del diritto di superficie, vanta ora un debito che deve assolvere per riacquistare la piena proprietà del lotto in questione. Un debito piuttosto oneroso: oltre 144mila euro, 94mila come corrispettivo incassato al momento della cessione del diritto di superficie (decurtato del 20 per cento) e 50mila euro per i lavori realizzati sul posto. Prima di buttarsi in un’analisi di mercato alla ricerca di nuovi compratori, l’amministrazione dovrà versare il complessivo richiesto entro 90 giorni (per i 94mila euro) ed entro altri 90 giorni dalla cessione dell’area a terzi (i 50mila).
L’altra mossa della giunta per arginare l’uscita di liquidità non copre però tutto il denaro da versare. Si tratta della vendita di quattro piccoli appezzamenti di terra (di 55, 15, 50 e 10 metri quadrati di superficie), tutti insieme a destinazione residenziale ma senza valenza edificatoria presi singolarmente, a un prezzo fissato di 3.500 euro. I beni se li aggiudica un privato con una compravendita semplice dopo che l’asta pubblica convocata era andata deserta. Sono “aree di relitto” espropriate per la realizzazione del primo stralcio del piano insediamenti produttivi, da qualche tempo inserite nel programma di alienazione immobiliare pensato per rimpinguare le casse.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
