Il dolore
Intersindacale paralizzata dai veti delle categorie
Anche il presidente Giorgetti conferma le difficoltà di realizzare un progetto comune per la promozione. Impossibile anche cambiare lo statuto
MONTECATINI. Attività dell’Intersindacale bloccata da mesi a causa del «solito corporativismo esasperato».
Tirato in ballo da Andrea Birindelli (Pistoia Turismo) per rispondere all’appello sulla necessità un’unica voce delle associazioni lanciato dal neo presidente dell’Unim Luigi Lavarini («Lo strumento per portare avanti un’unica voce ci sarebbe ed è l’Intersindacale», aveva detto l’albergatore), è ora il presidente della struttura che riunisce tutte le associazioni cittadine (commercio, turismo e artigiani) a spiegare quali sono i reali problemi emersi finora. Luigi Giorgetti, ex assessore provinciale, era stato messo alla guida dell’Intersindacale esattamente un anno fa.
Si presentò con un bel programma e tanti buoni propositi: «Auspichiamo – disse Giorgetti nel marzo 2012 – l’avvio di un metodo di concertazione (e non più solo consultazione da parte del Comune) che favorisca l’apporto di tutte le componenti cittadine, attraverso l’apertura di un tavolo di confronto permanente dove ragionare in termini strategici sugli obiettivi di sviluppo di medio e lungo termine».
Primo obiettivo: modificare lo statuto, che richiede l’unanimità per ogni decisione, anche la più piccola.
Ma dopo un anno lo statuto è ancora lì, immutato.
«Purtroppo – spiega Giorgetti – ci sono obiettivi diversi tra albergatori e commercianti e questo rende ogni discussione difficile da affrontare. In una prima fase sembrava che ci fossero gli elementi per recitare un ruolo propositivo anche verso l’amministrazione comunale. Eravamo anche tutti d’accordo sulla necessità di rivedere lo statuto, con formule che potessero mantenere sì certi vincoli, ma anche con maggiori libertà ed elasticità. Così com’è, siamo invece in difficoltà anche a esprimere una posizione, visto che prima serve comunque l’unanimità».
Ma allora cosa è successo, visto che l’entusiasmo iniziale si è poi andato ad affievolire e ormai la struttura non si riunisce più da prima di Natale? «Semplice, le associazioni hanno fatto marcia indietro e si sono arroccate sullo statuto in vigore. Alcune esplicitamente, altre in maniera più nascosta, ma il risultato è stato lo stesso. Io vorrei portare un contributo importante allo sviluppo della città, ma mi sembra che in realtà nessuno voglia cambiare le cose e cerchi davvero una rappresentanza unitaria nell’Intersindacale. Restando così le cose possiamo obiettivamente fare ben poco».
Giorgetti ha un’idea precisa sul “difetto” che è emerso in questi ultimi tempi. «Si è trattato, nel nostro piccolo, di un problema di corporativismo esasperato. A parole tutti si dicono pronti a voler superare le divisioni, ma poi, arrivati al dunque, frenano. Eppure ci sarebbero le condizioni almeno per modificare lo statuto, magari prevedendo l’unanimità per certe questioni e la maggioranza per altre. Così appare chiaro che se le associazioni non vogliono delegare niente a un organismo unitario, vuol dire che vogliono continuare a fare ognuno di testa propria. E senza la loro volontà è impossibile per l’Intersindacale assumere un ruolo autonomo».
E senza armonia tra le categorie, diventa impossibile quindi raggiungere il tanto agognato obiettivo di realizzare progetti comuni.
Un esempio per tutti è la pedonalizzazione di piazza del Popolo, osteggiata dai commercianti ma difesa dagli albergatori.
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