Sicurezza
A casa il maratoneta di Boston
Paolo Rossi è scampato all’attentato: «Ora ho solo bisogno di tranquillità»
PESCIA. Non c’è niente da festeggiare. Neppure il ritorno a casa. Dopo un lungo viaggio nella notte, partenza da Boston destinazione Firenze, con scalo a Monaco, Paolo Rossi è da ieri nella sua città. L’imprenditore di 48 anni, titolare di uno studio di consulenza per assicurazioni con sede a Lucca e del ristorante Atman di via Roma che gestisce insieme al noto chef Igles Corelli, è atterrato a Peretola poco prima delle 13 e ha aperto la porta della sua abitazione intorno alle 14,30. In cerca di serenità, scacciando via i tanti brutti pensieri. Ma il suo cuore e la sua mente sono sempre pieni di terrore. Quelli di un maratoneta, di uno sportivo, che si è ritrovato in mezzo a un attentato, tra morti e feriti. «Un’esperienza pesante, cercate di capirmi», dice al telefono con voce bassa. Da oggi Boston, gli Stati Uniti, per lui avranno un sapore diverso, particolare. Susciteranno emozioni che solo Rossi può capire. «Cosa volete che ci sia da festeggiare in questi casi, quando vedi davanti a te morti e uomini con le gambe amputate – riprende l’imprenditore – niente accoglienze speciali, io non vorrei nemmeno ricevere più telefonate, sono 48 ore che rispondo al cellulare, giorno e notte». Vuole solo dimenticare una giornata di festa che si è trasformata in tragedia, che ha visto scoppiare bombe, scorrere sangue, lanciare grida di disperazione. «Io ora ho bisogno di tranquillità e serenità con la mia famiglia, soprattutto per mia figlia di 14 anni.Voglio tornare nell’anonimato di persona normale, voglio riprendere il mio tran tran quotidiano. Tornerò subito al lavoro sono a casa, sto bene, sono pronto per andare al locale, anche questa sera».(l.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google