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Tra sei nomi c’è quello del “giustiziato”

Tra sei nomi c’è quello del “giustiziato”

I carabinieri attendono ancora gli esami del Dna per identificare a chi appartenevano i resti ritrovati sotto il ponte

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MASSA COZZILE. È passato quasi un mese da quando, un passante - la cui attenzione era stata attirata da un riflesso tra le foglie secche della scarpata - si accorse che quello che stava guardando non era una pietra ma un teschio umano con quattro denti d'oro. E ad oggi, quel cadavere in avanzatissimo stato di decomposizione, poco più che uno scheletro, ritrovato nel pomeriggio dell'11 febbraio scorso sotto un ponticino lungo la via Mammianese, nel territorio comunale di Massa e Cozzile, non ha ancora un nome. Di certo si sa che si tratta di un'uomo assassinato con un colpo di pistola alla tempio.

Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Claudio Curreli, hanno ristretto la rosa a una mezza dozzina di persone tra coloro che sono scomparsi nella nostra provincia e non solo negli ultimi anni. Per procedere a un ulteriore scrematura stanno ancora attendendo i risultati dell'esame del Dna sui campioni prelevati dai resti umani, con cui procedere al confronto con quelli che verranno chiesti ai possibili familiari. I carabinieri al momento non hanno una pista privilegiata, tuttavia lo stile da malavita organizzata con cui l'omicidio è stato consumato potrebbe aver fatto drizzare gli orecchi agli investigatori e far ricollegare il ritrovamento alla misteriosa scomparsa di un pensionato calabrese dalla doppia vita. Giovanni Careri, 70 anni, il 25 febbraio 2003 scampò a un attentato: salì a bordo della sua Toyota Yaris, mise in moto e l'auto fece un gran botto, prima di prendere fuoco. Poco dopo, sul muro della sua abitazione, in via Togliatti, a Pieve a Nievole, fu scoperto il segno di una fucilata a pallettoni. Fatto sta che di lui, emigrato in Valdinievole da Vibo Valentia, dal 10 aprile 2003 di lui non si hanno più notizie.

La procura iniziò ad indagare sulla sparizione di Giovanni Careri solo un anno dopo, quando la moglie decise di sporgere denuncia (oggi la donna vive in Calabria, mentre l'unico figlio della coppia, come già allora, vive negli Stati Uniti, a New York). E scavando nel passato del 70enne calabrese, dalla vita oltremodo modesta, gli inquirenti si imbatterono in capitali ingenti, nell'ordine di alcuni milioni di euro, costituiti in massima parte da terreni e beni immobiliari in Toscana e nel sud Italia, in conti correnti consistenti e in crediti altrettanto importanti nei confronti di molte persone, a carico delle quali furono svolti accurati accertamenti. In un armadio chiuso a chiave di cui la moglie sembrava essersi dimenticata, gli investigatori scoprirono addirittura alcune centinaia di migliaia di euro in contanti. Un autentico giallo, quindi, quello che ruota attorno alla figura di Careri. Che a quanto pare aveva un debole per le ballerine dell'Est. Una di queste, interrogata nel 2004 in procura, avrebbe detto che l'uomo era fuggito in Florida, senza però spiegare perché. Ma gli inquirenti non dettero eccessivo credito a questa deposizione, dando l'impressione di privilegiare altre ipotesi, decisamente più inquietanti, come quella di una possibile esecuzione da parte della 'ndrangheta, per uno sgarro, per una regola infranta.

Gli investigatori stanno comunque ancora aspettando il risultato dell'esame del Dna. Solo con questo elemento in mano inizieranno a contattare i familiari delle persone scomparse a cui i resti potrebbero appartenere per effettuare delle comparazioni. Le ipotesi finora fatte sull'identità della vittima sono state guidate dagli indizi riscontrati durante l'autopsia. Il medico legale ha ipotizzato che i resti appartengano a un uomo attorno alla sessantina alto attorno ai 175 centimetri. Sulla mascella superiore (la mandibola non è stata ritrovata) è stata accertata la presenza di un ponte dentale con quattro molari d'oro. In una tasca, assieme ad alcuni spiccioli (euro in monete), a un mazzo di chiavi e ad occhiali da presbite e da sole, è stata trovata anche una compressa, ancora racchiusa nel suo blister, di un medicinale comunemente usato da persone con problemi cardiaci, sofferenti nello specifico di insufficienza coronarica o angina pectoris: un Carvasin da 5 ml. Al momento della morte poi, l'uomo portava una catenina d'oro con una medaglia con una scritta e una data incise.(m.d.)

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