Sicurezza
Badante uccisa: tante “tracce” del suo ex
Secondo l’accusa filmati e macchie di sangue incastrerebbero il cingalese fuggito poi in Svizzera e mai più rintracciato
LAMPORECCHIO. Prove schiaccianti quelle emerse nell’udienza di giovedì. Almeno secondo la pubblica accusa. Ad incastrare l’assassino, due filmati e l’esame del dna sulle tracce di sangue trovate nell’auto con cui si era dato alla fuga subito dopo aver ucciso a coltellate l’ex fidanzata.
Nuova udienza giovedì scorso davanti alla Corte d’assise di Firenze del processo per l’omicidio di Ramar Wijayaluchchmy, la badante cingalese uccisa a coltellate il 16 aprile 2010 a Lamporecchio. La donna, 37 anni, madre di due bambine di, allora, 2 e 5 anni, fu massacrata sulla porta dell'abitazione dell'anziana coppia che assisteva: l’ex sindaco di Lamporecchio Getullio Cenci e sua moglie Laura. Da quella sera, l’ex fidanzato, Veniraj Mariyathas, 32 anni, ha fatto perdere le sue tracce, scappando prima in Svizzera, poi in Francia e, probabilmente, nel suo paese d’origine.
Proprio sulla sera della fuga è stata incentrata la testimonianza di uno degli investigatori chiamati a deporre giovedì davanti ai giudici. Quaranta minuti dopo l’omicidio, il presunto assassino fu immortalato dalle telecamere di un’area di servizio dell’A1, poco dopo Firenze, mentre scappava verso Bologna. Rendendosi conto troppo tardi che la benzina non gli sarebbe bastata per raggiungere il distributore successivo, Mariyathas aveva fatto un’inversione ad U ed era entrato nell’area di servizio contromano, dall’uscita, suscitando le ire degli automobilisti che avevano rischiato lo scontro frontale con lui. Nei fotogrammi si vedono benissimo il suo volto e la targa dell’auto.
Auto che fu poi trovata abbandonata a Berna, in Svizzerra. Posta sotto sequestro, fu esaminata dai Ris di Roma (un cui tecnico ha testimoniato giovedì), che trovarono sulla leva del freno a mano e sul pomello del cambio tracce di sangue: il sangue della vittima rimasto, secondo il pm, sulle mani dell’assassino.
Secondo la pubblica accusa, sulla scena del delitto, a riprova della gran quantità di sangue rimasta sulle mani dell’uomo, che aveva tagliato la gola all’ex fidanzata, erano state infatti trovate sull’impiantito del cortiletto numerose gocce che dalla soglia dell’abitazione, dove era avvenuta l’aggressione, andavano verso il parcheggio.
Altra testimonianza è stata incentrata su un secondo video, quello registrato, la mattina dell’omicidio, dalle telecamere interne della farmacia di Empoli gestita dai familiari dell’anziano che la badante uccisa assisteva. L’ex fidanzato, denunciato pochi mesi prima per stalking, era andato lì per mettere in cattiva luce la donna: nel filmato si vede come mostra alla farmacista le foto della donna che ha nel suo telefonino, a riprova, secondo lui, che l’ex fidanzata (in quel momento fidanzata col fratello del presunto omicida) era una poco di buono, per cui doveva essere licenziata.
Il prossimo 30 aprile sono previste la requisitoria del pm, Giuseppe Grieco, e l’arringa del difensore Massimo Melecchi. Il legale, nominato d’ufficio, sottolinea come in questo processo sia fondamentale attenersi ai due principi fondamentali della presunzione di innocenza e della convinzione di colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio: «Ci sono – spiega – delle lacune sul piano della ricostruzione degli eventi. Inoltre, l’imputato non è mai stato individuato sulla scena del delitto, né tracce di lui sono state trovate sulla vittima. Bisogna tenere presente che quella sera in casa della persona assistita dalla vittima entrarono due persone».
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