Sicurezza
L’omicida fu costretto a difendersi
Svolta nella tragica sparatoria della scorsa estate fra due clan di albanesi
FUCECCHIO. C’è un mandato di cattura internazionale per l’assassino di Kaudio Rucaj, albanese di 31 anni di Montecatini Terme, ucciso a colpi di pistola in una piazzola lungo viale Colombo a Ponte a Cappiano la sera del 15 luglio 2012.
In questi mesi le indagini dei carabinieri di Fucecchio coordinate dal pubblico ministero fiorentino dottor Fedele La Terza sono proseguite senza sosta, tra accertamenti e testimonianze partendo dalle amicizie e dalle frequentazioni abituali della vittima, ricostruite attraverso una fitta attività di indagine, a cominciare dalla zona di Montecatini.
E’ infatti dalla città termale e dai dintorni, che provengono tutti i protagonisti della tragica vicenda della scorsa estate: lo stesso omicida, la vittima, il ferito, la donna contesa, gli altri membri delle due fazioni che hanno assistito al delitto.
Proprio grazie a questa attività gli inquirenti hanno ricostruito il puzzle di quella sera di sangue a Fucecchio.
E da ciò che emergere la posizione dell’indiziato numero uno, di nazionalità albanese, si starebbe facendo meno critica: potrebbe aver sparato per legittima difesa. E quindi l’omicidio volontario potrebbe cadere e l’uomo essere addirittura prosciolto.
Quella sera due clan di albanesi si sono dati appuntamento a Ponte a Cappaino poco dopo le ore 21 per un chiarimento, legato in particolare a una donna, contesa tra i due boss.
Ma le armi, ad un certo punto della serata, hanno preso il posto delle parole. Certo l’assassino ha sparato alla vittima qualcosa come cinque-sei colpi.
Due le pallottole hanno ucciso sul colpo Rucaj, mentre altre tri proiettili hanno ridotto in gravissime condizioni il suo amico Ilir Qokaj, 28 anni, anche lui albanese.
Dopo la raffica di colpi, entrambi sono stati caricati su un pick-up dal fratello di quest'ultimo e trasportati al punto di primo soccorso dell'ospedale San Pietro Igneo di Fucecchio, dove però Rucaj è arrivato senza vita.
Qokaj invece, dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, si è ripreso e ora sta bene ed è tornato ad una vita normale.
Nei giorni immediatamente successivi, molti lo ricorderanno, l'auto dell'omicida venne ritrovata a Orentano (nel comune di Castelfranco di Sotto) ma non lontano da Ponte a Cappiano.
La macchina era vicina al circolo del paese, che è a poco più di quattro chilometri dal casello autostradale di Altopascio e ad una dozzina chilometri dal luogo del delitto.
Probabilmente il killer aveva dato appuntamento a Orentano a un amico che lo ha aiutato nella fuga verso casa.
Secondo quanto si è appreso infatti l’altra pistola che è stata trovata sul luogo del delitto potrebbe appartenere alla stessa vittima.
E l’altro dato che a questo punto appare certo è che quello che oggi si può definire il presunto assassino è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco.
L’uomo - infatti – dopo essersi dato alla fuga dalla Toscana, ha poi abbandonato l’Italia per tornare nel paese delle aquile.
Qui si sarebbe fatto medicare in uno studio medico privato, pochi giorni dopo l’omicidio. Dove non si sta a chiedere a cosa fosse dovuta la ferita da arma da fuoco. Si danno cure e mediche e si prende il valsente.
Tutto questo porterebbe a pensare che il ricercato non abbia sparato per primo o che comunque quello di Ponte a Cappiano sia stato un conflitto a fuoco, dove sicuramente hanno sparato almeno in due e quindi si potrebbe profilare un’accusa di eccesso colposo di legittima difesa.
Tuttavia – al momento – non si può neanche escludere la presenza di una terza arma.
Per definire ulteriormente i dettagli dell’omicidio – mentre è partito il mandato di cattura internazionale – gli inquirenti (in attesa di notizie dall’Albania) aspettano ora i risultati di alcuni accertamenti del Reparto investigazioni scientifiche, che potrebbero fornire altri elementi utili alle indagini. Anche se sono passati tanti mesi da quella sera di fuoco nelle vicinanza del ponte mediceo.
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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