Il Tirreno

Montecatini

Soldi dai diabetici, nuova condanna

di Corrado Benzio

Il dottor Galeone dopo avere patteggiato 2 anni, è stato condannato dalla Corte dei Conti ad una multa da 10mila euro

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PESCIA. Chiedere soldi ai malati di diabete può costare non solo una condanna (patteggiata) a due anni, ma anche una multa (chiamiamola così ) da 10mila euro. A comminarla al dottor Francesco Galeone la Corte dei Conti con una sentenza emmessa in questi giorni ma datata 12 novembre dello scorso anno.

Quei 10mila euro sono il danno di immagine che Galeone – con il mercimonio di apparecchi per misurare la glicemia e la successiva denuncia con condanna – ha apportato all’Asl numero 3 di Pistoia e all’ospedale Cosma e Damiano di Pescia, dove il medico lucchese – oggi in pensione – era responsabile del servizio di diabetologia.

La vi cenda è nota a molti. Nel gennaio del 2012, il dottor Galeone fini sott’inchiesta per avere venduto ad alcuni pazienti alcuni apparecchi per la misurazione della glicemia.

Il problema era che questi apparecchi non potevano essere ven duti. Sia perchè ci sono, eventualmente le farmacie, sia perchè gli apparecchi che misurano il tasso di glicemia nel sangue, erano arrivati al reparto di diabetologia come omaggi della ditte che le producono.

Tutti nomi dell’elite di Big Pharma: dalla Menarini Dianognistici alla Johnson e Johnson, dalla Abbott alla Roche Diagnostici fino alla Bayer spa (quest’ultimo note multinazionali del settore: Johnson e Johnson è americana, la Roche è di Basilea, il colosso dell’aspririna è tedesca).

Il fatto che questi apparecchi dovevano essere distribuiti ai pazienti, ma gratis, era ben chiaro anche nella scritta della fustella.

Ad incastrare Galeone le affermazioni di alcuni infermieri che confermavano come il medico «era solito richiedere il pagamento dei glucometri ai pazienti in cura al Reparto».

Oltre i misuratori di glicemia, stando alle accuse, Galeone avrebbe chiesto soldi a pazienti «per prestazioni sanitarie e per il rilascio di certificati medici».

Tutto finisce il 27 gennaio del 2012 di fronte al Gup del Tribunale di Pistoia dove il medico dell’Asl chiede il patteggiamento per i reati ascrittigli e viene condannato a due anni di carcere.

Dopo questa condanna, che diven ta definitiva, interviene la Procura della Corte dei Conti, sezione di Firenze.

Il Pm osserva che Galeone non ha provocato un danno diretto all’ Asl numero 3 di Pistoia. Quegli apparecchi erano gratis e quindi non c’è danno.

Ma la vicenda, finita su tutti i giornali locali con ampio risalto, ha provocato – secondo la Corte dei Conti – un danno all’immagine dell’Asl, incrinando in qualche modo l’immagine di correttezza verso il paziente.

La Procura chiedeva a Galeone di inviare una controdeduzione. oppure di presentarsi e spiegare di fronte alla Corte le proprie ragioni.

Niente di tutto questo è stato fatto. Alla fine in aula c’era solo il difensore dell’imputato di fronte alla magistratura contabile.

Alla fine però, in qualche modo, a Galeone potrebbe anche essere andata bene. Nel senso che la richiesta iniziale della Procura della Corte di 25mila euro di danno di immagine , è stata accolta solo in parte dai giudici che hanno confermato che c’è stato un danno di immagine per l’Asl di Pistoia, ma che può benissimo calcolarsi e contenersi in 10mila euro, più 314 euro di spese di giudizio per la soccombenza, ovvero per avere perso la causa.

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