Il Tirreno

Montecatini

Madre e due figli senza un tetto

La donna, che ha perso il lavoro, ora dorme all’ospedale e i figli da amici

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MONSUMMANO. Una madre con due figli ventenni, nessuno con un lavoro e da qualche mese senza neppure una casa dove vivere. Un’emergenza familiare estrema conseguenza della forte crisi economica, che qui ha raggiunto il suo limite più nero. Lei ha trovato un letto per dormire all’ospedale di Pescia, i due giovani (uno di 22 e l’altro di 20 anni) passano la notte nelle abitazioni delle rispettive fidanzate. Vivono in una situazione di disagio da quasi un anno, un disagio che si è trasformato in incubo nell’ultimo mese.

«Ad agosto 2012 ho perso la mia occupazione nel settore della ristorazione, dove ero impiegata da più di 30 anni – spiega la madre, che vuole restare anonima – nel febbraio scorso abbiamo poi dovuto lasciare anche l’abitazione dove vivevamo a Pistoia, visto che era lì che lavoravo da diverso tempo. Per qualche giorno delle persone ci hanno ospitato, ma poi non è stato più possibile. Ora non abbiamo né una casa né dei soldi. Fino al 2009 abitavamo in centro a Monsummano, dove sono residente, ed è a questo Comune che mi sono rivolta cercando aiuto. Sono andata negli uffici e dal sindaco ma nessuno ha trovato risposte al nostro problema, non ci sono appartamenti disponibili per emergenze simili e nessun altro tipo di supporto che per noi ora è necessario. E non sappiamo più cosa fare».

È per questo che la famiglia si è rivolta al nostro giornale, lanciando un appello a chi può offrire per qualche tempo un piccolo appartamento a tre persone rimaste senza lavoro e senza un tetto.

«Abbiamo bussato alle porte della Caritas, di alcune associazioni e della Curia – riprende la donna – ma nessuno ci ha considerato come dovrebbe. Naturalmente torneremo in Comune, proveremo fino alla fine a risolvere la nostra situazione. Perché non sappiamo proprio dove andare, ci basterebbe una piccola stanza dove dormire. Credo sia un diritto di tutti». Alla grave precarietà vissuta si aggiungono altri mali. Come il silenzio di alcuni parenti (una nonna e una zia) che mai hanno cercato di tendere la mano, ospitando questa famiglia nell’attesa e nella speranza che la situazione migliori.

«In più nessuno di noi tre ha la patente – aggiunge la madre – necessaria per la maggior parte dei lavori. Non ci possiamo permettere il corso e quindi ci muoviamo anche con grandi difficoltà». Quello che chiedono è solo un po’ di considerazione. (l.s.)

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