Italia
Pioggia di no al business park dai residenti e dai florovivaisti
Il progetto della futura area industriale bocciato da chi vive nel territorio a sud di Pescia Tante le preoccupazioni: dal rischio idraulico all’inquinamento fino agli effetti sulle falde acquifere
PESCIA. Le opinioni sono chiare: gli abitanti della zona sud della città il business park non lo vogliono. Sono stati gli stessi promotori del Comitato dei Cittadini per la Valle del Pescia, che da tempo hanno avviato una battaglia contro la costruzione dell’area industriale, a raccogliere le testimonianze, partendo da coloro che in quella zona hanno l’azienda agricola.
Il malcontento è evidente nelle parole di Catia Mori e Simona Carmignani, vivaiste con un’azienda collocata in via Romana, proprio al confine con l’area in cui, secondo il piano strutturale, potrebbe sorgere la cartiera che il Gruppo Carrara ha manifestato di voler costruire: «Abbiamo ristrutturato l’azienda negli ultimi anni, sostenendo importanti spese per serre, attrezzature, riorganizzazione della struttura poderale. Siamo molto preoccupate per la possibilità che i nostri pozzi artesiani vengano prosciugati da quelli che la cartiera dovrà sicuramente impiantare a maggior profondità. Se rimaniamo senza acqua con cosa irrighiamo le nostre colture?».
Altrettanto preoccupati appaiono coloro che abitano nell’area, soprattutto perché il ibusiness Park si trova tra due corsi la Pescia Maggiore e la Pescia di Collodi. Gli argini sovrastano le abitazioni e i fiumi scorrono più in alto rispetto ai terreni. «Viviamo in una zona – spiega Remo Carmignani – in cui mediamente ogni 20/30 anni si verifica un’alluvione. Ne ricordiamo due abbastanza recenti negli anni ’90. Se i nostri amministratori non lo ricordano possiamo fare vedere i segni sulle pareti delle nostre abitazioni. Già oggi rischiamo di avere l’acqua in casa quando piove in maniera insistente. Non voglio immaginare cosa potrebbe succedere se dovesse essere steso tutto il cemento di cui si parla».
«Abito – continua Luca Gentili – proprio al confine delle zone destinate a ospitare le strutture più devastanti per dimensione. La mia famiglia vive qui da sempre. Non voglio sottovalutare i rischi idrogeologici della zona, ma sono anche molto preoccupato per quelli ambientali (rumore, inquinamento dell’aria e dell’acqua) che renderanno la nostra vita e quella dei nostri bambini sicuramente molto meno gradevole. Il progetto che il nostro Comune vuole realizzare andava bene ai primi del ‘900, il nostro territorio e le nostre necessità sono cambiate: nel 2013 gli amministratori più evoluti e lungimiranti parlano di risparmio del territorio, di recupero del vecchio, di salvaguardia».
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