Attenzione
Primi cittadini uniti «Pronti a consegnare le chiavi della città»
MONTECATINI. Una tassa per i servizi pubblici che, però, non andrà a finanziare quegli stessi servizi: è uno dei paradossi della (poco) attesa Tares, al centro di un lungo e duro comunicato congiunto...
MONTECATINI. Una tassa per i servizi pubblici che, però, non andrà a finanziare quegli stessi servizi: è uno dei paradossi della (poco) attesa Tares, al centro di un lungo e duro comunicato congiunto di tutti i sindaci della Valdinievole.
«In un mondo fatto sempre più di acronimi (Iva, Irap, Imu, Tia, Tarsu) – si legge sulla nota – noi cittadini abbiamo imparato che spesso dietro a una sigla si nasconde un balzello e una vessazione. Non fa eccezione l'ultima trovata, la Tares, tariffa rifiuti e servizi. La nuova imposta andrà a sostituire, in parte, la precedente tariffa sui rifiuti. In parte perché il nuovo balzello cela in realtà un altro tributo: infatti insieme alla spazzatura tutti noi pagheremo 0,30 € a metro quadro per coprire (in parte) i cosiddetti “servizi indivisibili” (pubblica illuminazione, manutenzione strade, verde pubblico e così via). Sulla parte relativa allo smaltimento dei rifiuti, si continua a mantenere il conteggio calcolato sulla superficie dei locali, senza inserire il parametro, più equo, della quantità dei rifiuti prodotti. Così facendo si penalizzano, quelle comunità che, rispondendo alla legge e al senso civico, hanno una maggiore attenzione all’ambiente rispetto ad altre».
Non solo: «La nuova tassa dovrà essere pagata con il modello F24, come l’Imu e quindi un ulteriore costo per il cittadino che, probabilmente, dovrà farsi compilare il modulo, e questo per quattro volte l’anno. Il paradosso è che, nonostante l’ulteriore pagamento i Comuni non avranno maggiori risorse, da destinare a pubblica illuminazione, manutenzione strade e verde pubblico o da destinare alla polizia municipale, in quanto le maggiori somme derivanti da questo introito saranno detratte dallo Stato nei trasferimenti agli stessi Comuni, come si dice dalle nostre parti “poggio e buca fanno pari”. Tutto ciò senza migliorare né la pubblica illuminazione, né le strade, né altro. È del tutto evidente che la nuova tassa è assolutamente iniqua e va ad aggravare una situazione già pesante per cittadini e aziende».
E, al grido «no, non ci stiamo» i sindaci chiedono («Con tutti gli strumenti possibili») due cose: «far slittare l’introduzione della Tares almeno di un anno (la prima rata è prevista a luglio prossimo) e di allestire, insieme a rappresentanti istituzionali (locali e nazionali), categorie economiche e semplicemente cittadini, una forte campagna affinché sia rivista in maniera sostanziale la nuova tariffa, improntandola al principio per cui “chi produce più rifiuti, più paga”. Intendiamo assumere un preciso impegno con le nostre comunità per la difesa degli interessi collettivi, perché troppo spesso dal governo centrale si è preteso, in nome di una “solidarietà a senso unico” (dalla periferia al centro), di concorrere al risanamento della spesa pubblica. E mentre i nostri comuni non producono debito, da parte dello Stato centrale si è vista tutta un’altra storia. Se le cosiddette autonomie locali hanno una funzione di soli gabellieri, come quella a cui siamo relegati adesso, allora, in modo provocatorio, è meglio riconsegnare le chiavi (di cartone) delle città e un grigio burocrate sia l’attuatore dei vari balzelli».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google