La manifestazione
Bloccati dalla neve per un giorno intero
L’odissea dei turisti rimasti bloccati in Ungheria. Ora si trovano a cento chilometri dalla capitale Budapest
PESCIA. L’odissea dura poco meno di 24 ore e si conclude all’hotel Azur a Siofok , 12mila abitanti nell’Ungheria centro-occidentale sul lago Balaton a 98 chilometri da Budapest. Alle 15 i 150 turisti lucchesi - un’ottantina della Garfagnana, una cinquantina da Lucca e dintorni e una decina dalla zona di Pescia e Montecatini - scendono dai 3 pullman gran turismo della Santini Viaggi e della Fidelity Tour che si fermano nel parcheggio dell’albergo. E si fiondano nelle camere prenotate all’ultimo tuffo da Ciro Santini dell’omonima agenzia di viaggi di Castelnuovo. Una doccia ristoratrice, un po’ di relax, un sonnellino e la sera finalmente un pasto caldo. Oggi gli organizzatori decideranno cosa fare. Se raggiungere Budapest per proseguire la gita che avrebbe dovuto concludersi domenica con un’escursione sul Danubio oppure tornare a casa. Anche perché le strade sono ghiacciate e sino a ieri sera non era possibile arrivare sino alla capitale magiara.
Cercasi soccorsi. Uno dei conducenti dei tre bus è l’ex calciatore della Lucchese (101 presenze) Walter Casarotto. È lui che parla con l’ambasciata italiana in Ungheria e che riceve telefonate dai media e dalle tv nazionali. Vive a Montecatini, dov’è molto conosciuto. L’ex mastino rossonero racconta la notte trascorsa sui pullman in mezzo all’autostrada coperta di neve e con colonne chilometriche di camion a bloccare la carreggiata: «Meno male che avevamo carburante a sufficienza e per tutta la notte i bus sono rimasti con il motore acceso in modo da riscaldare gli interni. Pensate che dopo aver lasciato Maribor in Slovenia ed essere entrati in territorio ungherese siamo rimasti incolonnati in mezzo alla bufera dalle 15,30 di giovedì sino alle 5 del mattino successivo. La protezione civile? Meglio non parlarne. Alle due e mezzo è arrivato un tipo con una botticella stile San Bernardo piena di thè che non era nemmeno caldo. Un bicchiere a testa e ciao. Organizzazione inesistente. Finalmente siamo ripartiti. Ma la situazione stava diventando difficilissima. La gente, soprattutto i più anziani, erano stremati e non potevano neanche uscire per fare i loro bisogni perché fuori c’era un vento gelido e la temperatura era di meno tre gradi. Ci hanno fatto uscire dall’autostrada M7 indirizzandoci verso la statale che costeggia il lago Balaton. Ma è stato peggio che andar di notte. Non c’erano poliziotti o guardie municipali capaci di dirigere il traffico dei mezzi e di convogliarlo nelle varie direttrici. Risultato? Macchine intraversate e caos totale con colonne di mezzi che procedevano con la lentezza di una tartaruga. Per fare 100 chilometri ci abbiamo messo quasi 10 ore. Oltrettuto in Ungheria è festa nazionale e molte stazioni di servizio erano chiuse. Siamo riusciti a fare rifornimento e a fermarci per rifocillare soprattutto gli anziani (sui bus c’erano molti over 60) e alla fine l’organizzazione ha deciso di trovare un albergo e fermarsi».
Preoccupazione. La figlia dei coniugi Masini ha ricevuto dai genitori partiti alle 5 di giovedì mattina un sms: «Confesso che ero preoccupata. – racconta Alessia Masini, dipendente della pasticceria Stella - Perché si sentiva dire di un incidente grave in cui era coinvolto un pullman. Alle 5 invece ho ricevuto un sms: stavano bene e il bus stava uscendo dall’autostrada. Era la prima volta che andavano in Ungheria. Adesso non vedo l’ora che rientrino a casa. Dalle immagini mi sembra di capire che, al di là del maltempo, vi sia stata disorganizzazione nei soccorsi».
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