Il dolore
Slitti apre tre monomarca in Qatar
Finanziamenti arabi per lo sbarco del grande cioccolataio di Monsummano nel paese dei Mondiali di Calcio 2018
MONSUMMANO. Ha un piedi già sulla scaletta dell’aereo, ma intanto è in laboratorio di Cintolese sulla via Francesca (il nuovo, grande laboratorio inaugurato da non molto) per preparare le uova della prossima Pasqua.
L’aereo porterà Andrea Slitti in Qatar. Il re del cioccolato, 57 anni portati con ardire, a metà aprile aprirà il suo primo negozio nel ricchissimo staterello del Golfo Persico.
«Stiamo finendo i lavori e poi si parte – racconta con una certa emozione Slitti – apertura il prossimo mese. Ma si tratta solo del primo negozio che aprirò in Qatar. Entro l’anno la società che segue l’apertura vuole aprire altri due monomarca. Nel paese c’è grande femento e molto è in prospettiva dei Mondiali di calcio in programma nel 2018».
Naturalmente dietro l’operazione ci sono capitali arabi? A proposito che rapporto hanno con il cioccolato, non si può certo dire che il clima sia adatto?
«I capitali sono arabi, certamente, ma la cioccolata è tutta italiana, si badi bene. Riguardo al rapporto con il cacao, è diverso dal nostro. Ai bambini noi diamo la cioccolata fin da piccoli, magari come surrogato. Loro no. Per loro il cioccolato, soprattutto quello artigianale, è uno status symbol occidentale che loro apprezzano molto. Poi nei paesi arabi le dimensioni e le spese di una certa classe abbiente sono dioverse dai nostri. Per una serata di Ramadan quando si ritrovano a tarda sera in un casa, sono capaci di spendere anche 10mila euro in cioccolata. E di arrivare anche a 40mila euro se si tratta di una festa di matrimonio».
Insomma per loro la ciocccolata è una sorta di caviale, esotico quanto caro. Ed in Italia le cose come vanno. Le uova di Pasqua vanno ?
«Diciamo che alcuni fattori hanno rallentato certi boom. Pensiamo alle uova di cioccolato. La Pasqua alta, intanto, non invoglia, arriva troppo pesto, la gente è come non fosse preparata. Poi chiaramente c’è crisi forte. Anche se devo dire che i prodotti di qualità che hanno naturalmente un prezzo ed un mercato ben preciso possono risentire meno della crisi».
Ma torniamo a Slitti in Arabia. Anni fa aveva rinunciato a a tante offerte da tutto il mondo (in primis dagli Usa) per aprire negozi monomarca. Diceva che non si poteva seguire la qualità. Cosa è cambiato? I petroldollari o altro?
«Che il nuovo laboratorio ci permette di fare fronte a certe quantità di produzione, mantenendo inalterata la qualità che è quella che più ci interessa. Per fortuna i riscontri sono sempre positivi. Si tratti di mercato, ma anche dei primi che i nostri prodotti continuano ad avere in tutto il mondo. Penso al Lattenero».
Ho visto che ha ricevuto una medaglia d’oro anche la Riccosa, considerata la Nutella (pardon crema da spalmare) artigianale più buona al mondo.
«Qualcuno pensa che Riccosa e Slittosa siano giochi o miei divertimenti. Niente di tutto questo, sono studiate e preparate con la stessa cura degli altri prodotti».
Ma cos’è che va per la maggiore?
«Può sembrare incredibile, rispetto ai gusti medi della gente. ma un prodotto che tira tantissimo è la tavoletta con il cacao al 100%. Non me la sarei mai aspettato, veramente».
Leggo in giro che la sua espansione non si ferma ai paesi arabi, ora viaggia anche in nave.
«Abbiamo fatto un accordo con Costa Crociere: sulle navi sono stati aperti dei bar con i nostri corner. La Costa punta molto sulle eccellenze italiane. In questo momento nei ristoranti top di gamma delle navi si stanno servendo menù firmati da Massimo Bottura. oggi il più grande chef italiano. Poi abbiamo fatto un accordo c on la casa editrice Feltrinelli. Nelle loro grandi librerie stanno aprendo bar e ristoranti con i nostri prodotti. A Roma, poi a Milano e a Bologna».
Alla Feltrinelli di Pistoia?
«Lì non ancora. Ultima joint-venture è quella con la Mc Arthur, la società che gestisce importanti outlet come quello di Valmontone alle porte di Roma. Anche lì ci sono i nostri prodotti di punta».
Un tempo anche in Italia, se si voleva fare una cosa di classe si sarebbe usato cioccolato belga o al massimo francese. Oggi invece si vengono a cercare i grandi cioccolatai artigianali italiani, in particolare i toscani. Cosa è successo?
»Non è solo una questione che riguarda il cioccolato, dove è comunque innegabile che abbiamo, in meno di 25 anni, superato tutti. E’ una question più compessa: oggi nel mondo, e non solo nei paesi emergenti, quando si parla di grande cibo si parla d’Italia, non piùdi Francia. La grande differenza è questa: ovunque c’è voglia d’Italia».
Anni fa lo slogan di una famosa acqua minerale (italianissima ma in mano alla Nestlè) diceva: il mondo ama vivere italiano...
«E’ andata proprio così. Il mondo, soprattutto ma non solo l’Oriente ama mangiare italiano. Purtroppo noi non riusciamo sempre ad incertettare questa richiesta che è forte e pressante. E meno rendo conto anch’io: se non avessi fatto il grosso investimento del nuovo laboratorio non avrei potuto aprire tre negozi in un anno a Qatar. E quindi non avrei potuto portare l’Italia in un’area cruciale del mondo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
