La manifestazione
«Perché proprio a un ragazzo come lui?»
Centinaia di persone stretta attorno alla famiglia Viti, dolore e commozione tra i colleghi, gli amici e gli ex insegnanti
BUGGIANO. «Proprio lui. Perché proprio un ragazzo come lui?»: questa la frase che ricorreva più spesso, ieri pomeriggio, davanti alla chiesa di Colle di Buggiano. Davanti, perché dentro, dove don Luciano stava cercando spiegazioni alla volontà di Dio, che aveva voluto a sè il fiore più tenero, era impossibile entrare, tante erano le persone salite fin quassù per dere il loro ultimo saluto a Federico Viti, il giovane di 28 anni tragicamente deceduto in un incidente sciistico, mentre si trovava in vacanza in Trentino con la sua famiglia e la fidanzata Giulia.
Perché proprio lui? A chiederselo non erano soltanto i tanti giovani presenti a questi triste rito, e che con Francesco avevano perso l’amico, l’ex compagno di scuola, qualcuno con cui condivideva le passioni, o più di una queste cose assieme. No, a chiederselo anche molte persone più in là con gli anni, separate da francesco da diversi gap generazionali che fanno pensare a barriere insormontabili tra lui e loro. Parliamo di ex insegnanti, che avevano osservato Francesco passare dall’adolescenza alla giovinezza sui banchi di scuola, dove si era sempre distinto per la sua maturità e la sua intelligenza, premiata con il massimo dei voti, prima alla maturità e poi al momento della laurea in filosofia. Ma parliamo anche di chi lavorava con lui, alla sede di Altopascio dell’azienda di famiglia. Persone di cui Francesco, per età, poteva essere tranquillamente nipote, e che ne parlano non come del figlio dei titolari, un ruolo che non ha mai fatto pesare (anzi), ma come di un ragazzo sempre disponibile, allegro, gentile, gran lavoratore e soprattutto «un ragazzo educato, ecco sì, questa è la parola più giusta, un ragazzo educato».
Insomma, lo studente che ogni insegnante spera di poter educare, e il collega che ogni lavoratore spera di avere accanto a sé. Ma soprattutto il figlio che ogni genitore spera di veder crescere, e che invece il padre Pierpaolo e la madre Giovanna si sono visti portare via così presto. E il ritratto che di Francesco dà chi lo ha conosciuto è essenzialmente un loro merito. Lo si è visto nella dignità con cui i genitori, e la sorella Sara, hanno affrontato questa tragedia. Sempre vicini tra loro, con una forza che faceva da contraltare al dolore che ci si porta dentro in questi casi, sembravano quasi essere loro a consolare le centinaia e centinaia di persone che si sono presentate a Colle per salutare un’ultima volta Francesco e stringersi attorno alla sua famiglia.
Una dignità che ha caratterizzato anche tutta la cerimonia. Nessun corteo ha accompagnato la salma dalla casa di famiglia (dove si trovava da lunedì sera) alla chiesa. Il feretro è stato portata alla parrocchia di San Lorenzo con un’ora di anticipo rispetto all’inizio previsto per la cerimonia. E la famiglia è rimasta lì, tutto quel tempo, mentre la chiesa prima e l’antistante piazza Cavour poi, si riempissero. Non sono stati nemmeno appesi i manifesti funebri, a dimostrare la volontà di una cerimonia sobria, ben lontana da quelle forme di esibizionismo che, in questi tempi, vanno caratterizzando anche momenti che dovrebbero indurre piuttosto al silenzio e alla riflessione. Una cerimonia in linea anche con la personalità di Francesco. Un ragazzo riservato, dove quest’aggettivo non si traduce con “scontroso”, anzi. Un ragazzo che amava la vita e che preferiva dedicarsi in pieno alle cose che veramente lo interessavano: il suo amore Giulia, gli amici, lo sport...
Sentimenti e passioni vere, senza bisogno di maschere da esibire. Una persona che, proprio per questo, era riuscito a creare attorno a se una rete di rapporti veri. A quel punto no, non c’era bisogno dei manifesti per richiamare in questa piccola chiesa di paese tante persone. Così tante che le colonne di auto in sosta proseguivano per chilometri lungo la strada che saliva a Colle, e altrettante erano parcheggiate lungo la strada che portava al cimitero, quella che a fine cerimonia è stata percorsa a piedi dal lungo corteo che ha accompagnato il Francesco nel suo ultimo viaggio.
Parenti, amici di Francesco e amici di famiglia; ex compagni di scuola; i dipendenti della società Giannino, colleghi del padre e dello stesso Francesco; tanti insegnanti del liceo Lorenzini, colleghi della madre e in molti casi anche ex docenti del giovane. Presenti anche il sindaco di Buggiano Daniele Bettarini e il sindaco diAltopascio (città dove Francesco lavorava) Maurizio Marchetti. E poi vicini di casa e abitanti del paese. Tutti qui, in silenzio, ma con dei volti e degli occhi che descrivevano il loro dolore più di mille parole.
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