La manifestazione
La pace è fatta, ma restano i problemi
L’incontro fra vicesindaco di Massa e vescovo è servito solo a chiudere l’incidente diplomatico scatenato dalla minoranza
PESCIA. «Adesso ci sembra prematuro impegnarci economicamente su un progetto di restauro che ancora non c’è»
Il vicesindaco di Massa e Cozzile Claudio Barbi prova a fare chiarezza sulla questione della chiesa di Santa Maria Assunta, nel borgo storico di Massa, colpita il 28 novembre scorso da un fulmine che ne ha danneggiato la cupola e, da quel giorno, chiusa ai fedeli per motivi di sicurezza.
Intorno all’intervento di ristrutturazione è nata una bagarre a colpi di dichiarazioni partita dal gruppo di opposizione Progetto Rilancio che, in una nota a seguito dell’ultimo consiglio comunale, accusava l’amministrazione, colpevole di aver rifiutato la concessione di un contributo pari a 20mila euro per i lavori, ma soprattutto colpevole di avere tirato in ballo il vescovo monsignor Giovanni De Vivo, reo (i consiglieri di minoranza riportavano affermazioni pronunciate dal sindaco), di essersi reso irreperibile nei confronti del Comune.
Da qui tutto è, per un attimo, naufragato: il sindaco Massimo Niccolai aveva parlato di “chiara strumentalizzazione”, il vescovo De Vivo, invece, aveva affidato a una lunga lettera (pubblicata ieri sul Tirreno) le sue forti precisazioni (“La cosa è apparsa a dir poco strabiliante”, scriveva De Vivo).
Difficile immaginare che le parole dette dal primo cittadino («non abbiamo trovato nè il sindaco, nè il suo segretario) non siano sgorgate dalla sua bocca, ma totalmente inventate dai consiglieri di minoranza.
In ogni caso il Comune è corso subito a Pescia per evitare guai grossi.
E come era nella logica nel giro di un giorno tutto pare rientrato.
Ieri pomeriggio, intorno alle 16, un faccia a faccia tra il vicesindaco Barbi e il vescovo, negli uffici della curia a Pescia, ha sistemato alcuni tratti della vicenda.
Non tutti però.
«Siamo rimasti un po’ spiazzati dalla cosa, non stava passando un bel messaggio –spiega l’amministratore massese- nessuno ha mai detto che il vescovo era irraggiungibile, eravamo e siamo in costante contatto con la curia. Durante il consiglio avevamo affermato di aspettare una comunicazione della diocesi sul progetto di restauro.
« L’interpretazione delle nostre parole è stata un po’ forzata, ma forse fa parte del gioco». Al di là di far rientrare il pericoloso incidente diplomatico, non sembra però che si sia riusciti a fare altro.
Dall’incontro non è uscito un preciso piano di ristrutturazione per la storica chiesa di Massa. Che continuerà a restare chiusa.
Un ingegnere e un architetto ingaggiati dalla curia sono a lavoro per studiare il da farsi, con rilievi e sopralluoghi (sotto le direttive della Soprintendenza per i beni storici e architettonici).
La stima dei costi, come affermato da De Vivo nella sua lettera, si aggira sui 120-130mila euro.
«Ma è soltanto una stima –riprende Barbi- il progetto definitivo ed esecutivo non è pronto, non conosciamo né date né scadenze né l’importo esatto. Aspetteremo che le verifiche siano completate per valutare la nostra posizione. Non escludiamo – ammette il vicesindaco – a priori di concedere un finanziamento. Stiamo predisponendo proprio in queste settimane il bilancio del Comune, purtroppo però siamo in sofferenza, alle prese con tagli e mancati trasferimenti».
Intanto a margine (ma mica poi tanto) della questione, i residenti del colle potrebbero presto assistere alle funzioni religiose nella piccola chiesetta di San Michele, accanto al museo del borgo, edificio di proprietà pubblica su cui il Comune ha dato “piena disponibilità” in questo periodo di forzata chiusura della pieve principale.
Qui sarà il vescovo a dover dare una risposta, visto che, fino a oggi, i circa 200 abitanti di Massa dovevano trasferirsi a valle, nella frazione di Vangile, per poter prendere la benedizione. Ora le cose potrebbe cambiare.
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