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i casi irrisolti

L’ombra di un assassinio sulla scomparsa di due uomini

PISTOIA. Roberto Nanni e Rosario Orefice. Due nomi accostati fin da subito al ritrovamento del cadavere sotto un ponte della via Mammianese. Due nomi legati ad altrettante misteriose scomparse...

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PISTOIA. Roberto Nanni e Rosario Orefice. Due nomi accostati fin da subito al ritrovamento del cadavere sotto un ponte della via Mammianese. Due nomi legati ad altrettante misteriose scomparse avvenute in provincia negli ultimi due-tre anni e per le quali è stata avanzata ripetutamente l’ipotesi dell’omicidio.

Roberto Nanni. Era andato a cercare funghi nei boschi di Pian di Novello. O almeno così raccontarono i due amici che dissero di essere insieme a lui quella mattina. Si pensò a un tragico incidente: l'ennesimo fungaiolo vittima di una fatale caduta. Ma le ripetute battute di ricerca nella zona, con decine e decine di volontari, non hanno dato mai alcun frutto. E così, c'è anche chi, col passare dei mesi, ha iniziato ad avanzare ipotesi diverse, inquietanti. Omicidio? Fatto sta che dal 20 agosto 2010 di lui si è persa ogni traccia. Roberto Nanni (nella foto), tappezziere in pensione di Bottegone, è scomparso nel nulla. Oggi avrebbe 63 anni. Se fosse vivo. Operaia in pensione, la sorella Lia è convinta sì che il fratello sia morto, ma anche che le sue spoglie non siano lassù, tra i boschi del Balzo delle Fate. Perché Roberto, secondo lei, sarebbe stato ucciso.

Rosario Orefice. L'ultima fu visto la mattina del 30 aprile 2010, dal fratello. Da allora, di Rosario Orefice, artigiano di 40 anni, più nessuna notizia.

Dopo la denuncia dei familiari, la polizia di Pistoia non ha mai smesso di cercarlo, effettuando approfondite indagini allo scopo di ricostruire gli ultimi spostamenti dell'uomo. E dagli accertamenti effettuati inizialmente era emerso che il telefono cellulare dell'artigiano (che lavorava con il fratello in una carrozzeria industriale a Serravalle e risiedeva in via Goriza, a Pistoia), nei giorni successivi alla scomparsa era stato agganciato più volte dal ripetitore della Tim che si trova in via Bonellina, cioè nei pressi della sua abitazione. Il cellulare però non era mai stato trovato nell'appartamento e la squadra mobile della questura aveva ipotizzato a suo tempo che potesse averlo perso, dimenticato o volutamente abbandonato in quella zona. Da allora, per oltre un anno le indagini sono andate avanti, con accertamenti sempre più approfonditi. La polizia ha passato al setaccio anche tutte le banche dati possibili, per verificare se Orefice sia stato assunto in qualche ditta, abbia effettuato acquisti, abbia avuto una multa, abbia aperto un conto corrente, sia stato ricoverato in ospedale o abbia acquistato le medicine per i problemi di cuore che aveva... Niente.

Anche qui l’ipotesi dell’omicidio è sempre stata tra quelle principali avanzate dagli inquirenti. (m.d.)

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