Sicurezza
Parto: una donna su tre sceglie l’epidurale
Dato in crescita all’ospedale di Pescia, dove invece si registra un numero ridottissimo di cesarei
PESCIA. È una domanda in crescita quella del parto senza dolore: il trend si conferma anche per l’ospedale di Pescia. «La possibilità di ottenere un parto riducendo il dolore è da diversi anni una realtà: le tecniche sono diverse, dal parto in acqua, all’uso di supporti farmacologici – spiega la dottoressa Paola Del Chiaro, anestesista al reparto di ostetricia e ginecologia – nel nostro presidio si applica la tecnica della partoanalgesia, la cosiddetta epidurale, che presenta un abbattimento notevole dei rischi per la madre e il nascituro rispetto ad altre tecniche».
Secondo uno studio della stessa Del Chiaro, pubblicato di recente su una rivista medica, le future mamme che la richiedono sono sempre più numerose: nel 2012 su 1064 parti il 32% vi ha fatto ricorso: «La tecnica viene illustrata alle pazienti in un breve corso informativo preparto. La paziente durante l’applicazione non sente dolore, ma non perde la sensibilità. Inoltre il bambino non ne risente affatto, in quanto non viene raggiunto dai componenti dell’infusione, e la neomamma può tranquillamente allattare da subito».
«Questa tecnica – prosegue la dottoressa Del Chiaro - è applicata a Pescia dal 1994. Da allora l’andamento è in crescita e ci pone in linea, anche se non in parità, con altre strutture ospedaliere toscane che ci distanziano di qualche punto percentuale, per le diverse dimensioni del presidio e della popolazione di riferimento: ad esempio l’azienda pisana si colloca intorno al 40%».
Ma perché le partorienti scelgono l’epidurale? «In questo modo sono più rilassate, affrontano più serenamente la fase finale della nascita e si sentono più forti e presenti al grande evento, meno affaticate. La questione è più complessa del semplice rifiuto del dolore: viene vissuta come una forma di protezione di se stesse e del nascituro».
«Gli studi – continua il medico – ne confermano l'affidabilità: ovviamente la valutazione è sempre individuale. Un ulteriore vantaggio indiretto di questa tecnica è che permette in ogni momento, in caso di necessità, di intervenire tempestivamente, in quanto la presenza del dispositivo già inserito agevola l’eventuale somministrazione di anestetico nel caso di dover praticare un taglio cesareo».
Su questo punto Pescia presenta invece un trend invertito rispetto ai dati regionali: «Il taglio cesareo da noi è limitato al 18% dei casi, mentre in Toscana raggiunge il 34%, e in alcune regioni soprattutto al sud tocca addirittura l'80%. Nel nostro reparto cerchiamo di limitare il ricorso all’intervento chirurgico, salvo i casi per i quali si renda necessario. Nel 2012, sugli oltre mille parti avvenuti, i tagli cesarei sono stati solo 190».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
