Il Tirreno

Montecatini

Finisce in carcere la banda dello “zio”

di Luigi Spinosi
Finisce in carcere la banda dello “zio”

Sei albanesi arrestati dagli agenti della squadra mobile. Sono accusati di una mezza dozzina di colpi in tre province

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MONTECATINI. Al momento sono ritenuti responsabili di almeno sette “visite” in appartamento, con un raggio d’azione che comprendeva le province di Pistoia, Lucca e Pisa (le stesse in cui vivevano i componenti della banda). Furti consumati nel periodo che va dal settembre al dicembre scorsi. Per questo motivo ieri mattina sono finiti in carcere sei cittadini albanesi, all’interno dell’operazione “Daje”, condotta dalla squadra mobile di Pistoia.

Il nome dell’operazione, pur riportando alla mente, e non a caso, la popolare espressione romanesca, in realtà rappresenta la traduzione dall’albanese della parola “zio”. Così veniva chiamato dagli altri elementi il capo del gruppo. Lo zio/daje in questione altri non sarebbe che Arjan Gjuria, 40 anni, residente a Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa. Oltre che nei suoi confronti è scattata l’ordinanza di custodia in carcere (disposta dal Gip del tribunale di Pistoia su richiesta del sostituto procuratore Francesco Sottosanti) per altri 5 connazionali, considerati componenti della “batteria”. Si tratta di Bajram Bisku, 21 anni, residente a Monsummano; di Edmond Maka, 27 anni, residente a Lucca; di Klandi Jaku, 27 anni residente a Monsummano; di Fatmir Beqiri, 25 anni, residente a Montecatini; e di Nikoll Gjoka, 35 anni, l’unico clandestino del gruppo (tutti gli altri avevano di un permesso per motivi turistici).

I capi di imputazione per i sei sono di furto con scasso e anche di porto abusivi di armi. Un’accusa, quest’ultima, scattata in seguito alla sottrazione di due fucili (ancora da recuperare) in uno dei colpi. Per uno di loro, trovato in possesso di un certo quantitativo di cocaina, è scattata anche la denuncia per spaccio di sostanze stupefacenti.

L’ordine di custodia è arrivato a seguito di indagini che si sono protratte per diversi mesi: dopo essere risaliti, sulla base di alcune tracce lasciate sul luogo di uno dei furti, ad alcuni dei componenti, è partita l’attività investigativa. Gli accertamenti hanno permesso di attribuire al gruppo la responsabilità di almeno sette furti: 2 consumati a Uzzano, altrettanti a Pistoia, e uno ciascuno a Lappato (in Lucchesia) e nelle località pisane di Calcinaia e Vicopisano.

Il modus operandi del gruppo è stato ricostruito ieri, a pochi minuti di distanza dagli arresti, dal questore Maurizio Manzo e dal dirigente della squadra mobile di Pistoia Antonio Fusco. Il gruppo prendeva di mira singole abitazioni (indistintamente villette e appartamenti). Dopo una serie di sopralluoghi i ladri entravano in azione, nelle ore in cui erano sicuri di no trovare nessuno all’interno. Solitamente i colpi avvenivano nel tardo pomeriggio, tra 17 e le 19 (in un caso anche alle 20), mentre i proprietari si trovavano fuori per lavoro.

Forzando porte o finestre entravano dentro alla ricerca di denaro e gioielli. In un caso, a Uzzano, dopo il furto sono spariti anche due fucili da caccia (da qui l’ulteriore capo d’imputazione). In una circostanza, sempre a Uzzano, c’è stato pure un incontro ravvicinato tra ladri e derubati: i banditi furono sorpresi dal rientro anticipato del padrone di casa e, travolgendolo, si dettero alla fuga. Si trattava in tutti i casi di persone in qualche modo già note alle forze dell’ordine. E le indagini sono comunque destinate a proseguire, per cercare di capire se lo stesso gruppo, o alcuni suoi elementi, è coinvolto in altri “furti in cerca d’autore”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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