Il dolore
Imu, nuova stangata dell’8,3% sugli hotel
Il decreto Salva Italia ha previsto col 2013 l’aumento della base imponibile. Taddei: impossibile reggere altri incrementi
MONTECATINI. Si chiama «SalvaItalia» ed è il decreto poi diventato legge della Repubblica firmato dal premier Mario Monti a fine 2011 (di fatto appena insediato col governo tecnico).
Ma per Francesca Taddei, presidente degli hotel siglati Apam, più che salvare, rischia di affossare le imprese, a partire da quelle alberghiere.
Perché contiene una norma micidiale. Con il 2013 l’Imu vedrà alzare la base imponibile dell’8,3% per capannoni industriali, palestre, scuole private ma soprattutto per gli hotel. Insomma per tutti gli immobili che rientra nella categoria D del Catasto.
Quella percentuale andrà tutta allo Stato, quindi non ne usufruirà neppure la comunitù montecatinese.
Ma non è finita qui con gli aumenti. Rispetto a quella base uguale per tutti, i Comuni potranno comunque alzare l’aliquota.
Uno scenario da incubo per gli albergatori, almeno per quelli che possiedono le mura (ma in realtà per tutti: i titolari tendono ad alzare gli affitti per fare fronte a questa nuova ondata di tasse). Che in città restano, piaccia o no, l’ossatura dell’economia.
«Passando dall’Ici all’Imu – ricorda Taddei – l’imposta sugli immobili è raddoppiata e qualche volta anche di più del 100%. Mi domando quindi come è possibile che il governo Monti abbia deciso questa cosa. Sono sbigottita, anche perchè devo ammettere che questa norma mi era sconosciuta».
Per Francesca Taddei questa tassa va ad aggiungersi ad altre stangate in arrivo per la categoria.
«Aspettiamo la Tares che vorrà dire un 30% in più di tassa sulla spazzatura. In più ad ottobre-novembre molti hotel dovranno fare lavori di adeguamento per le norme antincendio in scadenza. Mi chiedo come e dove gli albergatori potranno trovare le risorse. Fare l’albergatore sta diventando un’attività eroica. In particolare in zone come Montecatini».
Negli ultimi anni la città, mercè tutta una serie di fattori compresa la crisi senza fine dell’offerta tremale, è scesa nell’appeal ed è di fatto entrate nel circuito che il presidente Apam definisce low cost.
«Purtroppo però anche le città d’arte, costrette dalla crisi, sono entrate anche loro in questo circuito e così abbiamo anche questo tipo di concorrenza in una situazione, quella di Montecatini, già di per sè a rischio».
Lo scenario che ieri mattina il Sole 24 Ore immaginava per l’Imu su hotel e capannoni industriali era a dir poco da incubo.
Il quotidiano della Confindustria ipotizzava che, oltre alla base imponibile che saliva comunque dell’8,3%, i Comuni metteranno comunque la mani sulle aliquote. Nelle simulazioni fatte dal quotidiano, si arriva anche ad un Imu per gli hotel che potrebbe addirittura raddoppiare se i Comuni, a caccia di soldi, non si periteranno di aumentare le aliquote. Intanto il decreto Monti ha cancellato anche i possibili sconti che fino allo scorso anno, le amministrazioni comunali potevano fare rispetto a certi problemi.
«Io mi domando cosa vuole dire Salvare Italia – ribadisce Taddei – cos’è in questo caso l’Italia, se non le imprese? Che però con questi aumenti di imposte non fanno che cedere reddito senza niente in cambio. Ma quando chiuderanno anche i nostri hotel, cosa ne sarà delle imprese, dei dipendenti, dei fornitori. Cosa ne sarà dei tanti discorsi fatti e sentiti che il turismo potrebbe essere l’attività attraverso cui rilanciare l’Italia, Non credo che il governo ignori la situazione della aziende alberghiere. Nel 2012 le presenze sono calate del 9%. E non sarebbe niente, diciamo così, se non fossero ulteriormente calati i fatturati. Perché chiaramente si è costretti a fare prezzi sempre più competitivi. Qualcuno sperava nel nuovo governo, ma cosa sarà il nuovo governo. In ogni caso, chiunque vada a Palazzo Chigi dovrebbe ascoltare il nostro appello: aspettate che gli hotel ritrovino adeguati margini di guadagno. A quel punto chiedeteci nuovi sacrifici. Ma non in questo momento, non è possibile sostenerli».
Eppure la situazione è questa. E con gli alberghi verranno stangati anche i centri sportivi, i teatri, i cinema. E tutte le aziende che, in qualche modo, lavorano in capannoni industriali.
Restano fuori dalla stangata sia le banche che gli uffici delle compagnie di assicurazione. Ma niente paura, non sono privilegiati: loro questo tipo di aumento lo hanno già subito nel 2011.
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