Il dolore
Energie alternative La montagna chiede regolamenti chiari
Installare pannelli solari o impianti analoghi è complicato e c’è il rischio di dover rimuovere le strutture realizzate
PESCIA. Da una parte ci sono gli incentivi statali sulle rinnovabili, dall’altra le politiche regionali a sostegno degli impianti in grado di ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica. In mezzo c’è il cittadino, sempre più sensibile al tema del risparmio energetico.
Ma realizzare un impianto di energia pulita a casa propria, destinato all’autoconsumo, non è così semplice come potrebbe apparire, a maggior ragione se si vive in montagna o in siti “protetti”.
La prima mossa da fare – contrariamente a quanto si potrebbe credere – non è contattare l’azienda che installa pannelli fotovoltaici o pale eoliche o simili, bensì rivolgersi al Comune e assicurarsi che la propria abitazione non ricada in zone del territorio con particolari tutele o salvaguardie.
In caso contrario il rischio è quello di vedersi contestare dalle autorità cittadine l’impianto, una volta realizzato e pagato, con conseguente richiesta di rimozione coatta dello stesso.
Il territorio della Svizzera Pesciatina, l’alta Valle del Pescia e dei suoi affluenti montani, ad esempio, risulta già da tempo inserito in numerosi piani di vincolo e tutela (idrogeologico, paesaggistico-ripale, del terreno boscato, delle aree protette, archeologico e architettonico), il che vuol dire che se un abitante di Pontito o di Sorana, o di qualsiasi altra delle cosiddette 10 Castella, volesse installare un impianto domestico da fonti rinnovabili dovrebbe fare i conti coi una serie di vincoli.
Cosa vuol dire fare i conti? Anzitutto far passare la decisione al vaglio della commissione comunale per il paesaggio, composta da esperti in materia paesaggistica e ambientale, la quale si esprimerà nel merito della questione dopo averne valutato gli aspetti relativi all’impatto ambientale.
La commissione potrebbe accogliere o bocciare il progetto perché ritenuto non compatibile con la salvaguardia di quegli elementi che caratterizzano il territorio. Sempre in questo caso potrebbe dare delle indicazioni di massima su come realizzare l'impianto, che tendano a ridurre al minimo l’impatto ambientale, ad esempio se si tratta di pannelli fotovoltaici potrebbe chiedere che gli stessi vengano posizionati al suolo piuttosto che sul tetto dell’abitazione. Invece, nel caso in cui non sussistano, per la commissione, i requisiti per la realizzazione dell’impianto, invece, la decisione del caso viene rimessa alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, il cui parere è vincolante.
In attesa di comprendere il criterio secondo cui bruciare quintali di gasolio possa risultare meno impattante per l’ambiente rispetto alla semplice installazione di pannelli o eliche, i comuni dovrebbero e potrebbero rendere più immediato ai cittadini l’accesso a una legislazione sicuramente farraginosa. Non tutti, infatti, hanno familiarità con piani regolatori, piani strutturali e regolamenti edilizi.
Il rischio è quello di installare un impianto per scoprire, solo dopo, che si è commesso un abuso. Per semplificare la vita dei cittadini servirebbe un regolamento, come fatto per esempio a Uzzano, dove in maniera sintetica si spiega esattamente cosa può esser fatto, dove e come.
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