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Beatrice, anche il Dna inchioda l’ex marito

Beatrice, anche il Dna inchioda l’ex marito

Dopo la confessione dell’uxoricida arrivano pure le conferme dei Ris La mamma della vittima: «Non doveva incontrarlo da sola». Stamani la convalida

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MONTECATINI. La prova regina è arrivata dopo la confessione dell’assassino. Avrebbe potuto sembrare anche superfluo conoscere il Dna dopo l’ammissione dell’ex marito di Beatrice Ballerini. Quando, però, ieri mattina da Roma è arrivata la risposta dei Ris, Procura e carabinieri hanno riempito anche la casella della soluzione per via investigativa per confermare la chiusura del giallo di Nievole.

Il lembo di pelle ritrovato sotto un’unghia della mamma, prima massacrata di botte e poi soffocata con un avambraccio stretto intorno al collo, apparteneva a Massimo Parlanti. L’ex imprenditore di 43 anni, da anni in guerra con il mondo, ma che alla fine nella sua paranoia ha saputo solo rovinare se stesso e privare i suoi figli della mamma, non ha atteso l’esito dei riscontri tecnici. Per togliersi quel peso sul cuore che, così ha detto agli inquirenti, lo tormentava da giorni, ha scelto di confessare il delitto lunedì sera.

I risultati sugli esami di laboratorio sono arrivati ieri mattina. I Ris dei carabinieri di Roma hanno confermato che le tracce biologiche trovate sulla scena del crimine sono compatibili con il Dna dell’ex marito. Non c’era solo il brandello microscopico rimasto sotto un’unghia di Beatrice che lo avrebbe comunque incastrato. Anche gli altri segni rinvenuti nel soggiorno, dove l’ex moglie è stata uccisa, hanno rivelato che in quella casa, disabitata dal giugno scorso, il pomeriggio di giovedì 13 c’erano solo Massimo e Beatrice. «La stessa mamma di Massimo diceva a nostra figlia di non incontrarlo da sola – ha ricordato in questi giorni la madre di Beatrice, Vanna Carretti –. Segno che anche lei sapeva con quale persona aveva a che fare».

Intanto, stamani in carcere a Pistoia si terrà l’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria disposto lunedì notte dal dottor Claudio Curreli. L’omicida, che non è in isolamento e ha incontrato uno psicologo, comparirà davanti al gip Patrizia Martucci che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di misura cautelare predisposta dal sostituto procuratore. Non dovrebbero esserci alternative alla detenzione in cella. Gli avvocati difensori, Luca Bisori e Enrico Zurli, hanno incontrato il loro cliente spiegandogli cosa lo aspetta a livello processuale. La linea è quella tracciata la notte della confessione. Massima collaborazione con la Procura nel contesto senza ombre di un omicidio volontario aggravato. Parlanti comincia a prendere coscienza dell’abisso in cui è finito e del dolore che ha provocato. Chiede dei figli, ignari di avere un papà in carcere per aver ucciso la loro mamma.

Pietro Barghigiani

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