Il Tirreno

Montecatini

Giallo risolto prima di impronte e Dna

di Pietro Barghigiani
Giallo risolto prima di impronte e Dna

L’uxoricida è crollato quando ha capito che il suo alibi non reggeva Gli esami di laboratorio avrebbero fornito indicazioni tra oggi e domani

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MONTECATINI. Prima del Dna e delle impronte digitali. Il giallo di Nievole è stato risolto quattro giorni dopo l’omicidio di Beatrice Ballerini senza ricorrere all’esito degli esami di laboratorio sul lembo di pelle ritrovato sotto un’unghia della vittima e sulle tracce lasciate sul cellulare della donna.

È stato sufficiente far sapere all’unico sospettato che era solo questione di tempo.

Le prove. Il graffio sul naso di Massimo Parlanti, provocato durante la colluttazione con l’ex moglie, ha dato credito alla pista dell’uxoricidio, anche se i carabinieri in questa indagine hanno preferito mantenere un profilo basso. Hanno fatto credere a Parlanti che la sua versione fosse credibile e nel corso dei due interrogatori non lo hanno pressato più di tanto. L’ex imprenditore, quando ha saputo che il cellulare, un i-Phone, di Beatrice era stato ritrovato in un cassonetto vicino al casolare di Nievole dove l’aveva soffocata, ha capito che troppi indizi stavano formando una prova. E così ha deciso di rivolgersi a uno studio legale per definire tempi e modi della confessione. I militari avevano preso le impronte dell’uomo lasciate sul cassonetto dove aveva gettato il telefonino. La “liberazione” di Parlanti è iniziata alle 18 e si è conclusa alle 3 di ieri mattina.

La freddezza. Quella che per l’uxoricida poteva essere un’arma da giocare per ingannare gli investigatori si è rivelata, invece, l’anomalia che ha orientato le indagini sul suo conto. Troppo freddo e distaccato sulla scena del delitto. È vero che i rapporti con Beatrice non erano buoni, ma era pur sempre la madre dei suoi figli. Davanti agli inquirenti non ha provato neanche a recitare la parte del marito distrutto da dolore. Aveva la sua versione con cui pensava di essere scagionato e, finché ha potuto, l’ha riproposta ogni volta che gli veniva domandato come si era mosso e in quali orari.

I tempi. In parallelo ai riscontri tecnici, i carabinieri hanno portato avanti anche le indagini tradizionali. E così hanno scoperto, grazie alle testimonianze delle maestre di Campi Bisenzio, che Parlanti giovedì, giorno dell’omicidio, si era presentato a prendere i bimbi a scuola alle 16,50 con un ritardo di venti minuti. Nel rustico di Nievole è rimasto dalle 15,30 alle 16,10. L’autopsia ha indicato l’ora della morte di Beatrice tra le 15,30 e le 16.

La lite. In mezz’ora l’ex marito ha avuto il tempo di iniziare una discussione con la donna nel soggiorno e di ucciderla. Le questioni erano le solite. La sua situazione economica precaria, la vendita del rustico, ma soprattutto il trasferimento dei bimbi alla scuola di Campi Bisenzio. I toni da pacati sono diventati offensivi. Quindi lo scontro fisico andato avanti per diversi minuti. I raptus ha portato l’omicida a cingere il collo di Beatrice con un avambraccio in una sorta di morsa a tenaglia che non le ha lasciato scampo. Prima l’aveva aggredita colpendola al volto con una violenza furiosa.

La finta rapina. Mentre Beatrice agonizzante o forse già morta, Parlanti ha inscenato una finta rapina spostando arredi e rovesciando oggetti sul pavimento. Poi le ha preso 200 euro dal portafogli. Quindi, non avendo il numero della scuola sul suo cellulare, ha usato quello di lei per avvertire le insegnanti che avrebbe fatto tardi. Quando ha visto un cassonetto si è liberato del telefonino lasciandolo acceso. E con le sue impronte che prima o dopo lo avrebbero incastrato.

In caserma. Ha anticipato l’arrivo dei carabinieri quando ha capito che con le prove del Dna e le impronte la verità sarebbe emersa senza possibili contraddizioni. In casa, poi, disabitata dal giugno scorso quando Beatrice e i bimbi erano andati a Campi Bisenzio, c’erano solo le tracce dell’ex coppia. Al sostituto procuratore Claudio Curreli ha detto di aver confessato per i rimorsi di un omicidio che non solo priverà i due figli di 7 e 10 anni della mamma, ma che lo allontanerà dai bimbi forse per sempre.

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