Sicurezza
Quelle fiamme nel sugherificio
L’azienda subì seri danni ma Parlanti escluse intimidazioni
PIEVE A NIEVOLE. La tragedia di giovedì non è nemmeno paragonabile, vista la sua gravità, a quest’episodio. Ma nel passato di Massimo Parlanti si registra un altro evento che sconvolse, 6 anni fa, la serenità familiare.
Era la notte tra il 24 e il 25 ottobre del 2006 quando l’azienda di famiglia (il Sugherificio Parlanti di via Ponte di Monsummano, a Pieve) fu gravemente danneggiata da un incendio, di probabile origine dolosa, che distrusse una ventina di pancali con pannelli di sughero, pronti per essere consegnati. Un danno di circa 30mila euro. L’incendiò si sviluppo all’interno del magazzino, senza estendersi all’edificio destinato alla produzione, e che si trovava a una ventina di metri dallo stabile colpito dalle fiamme. La scoperta, nelle ore successive, di alcuni reperti incendiati in mezzo ai pancali andati a fuoco, e che potevano essere stati usati come innesco, fecero pensare all’ipotesi di un rogo doloso, anche se, intervistato dal “Tirreno”, Massimo Parlanti non riusciva a darsi ragione dell’accaduto: «Un incendio inspiegabile – raccontò al nostro giornale – non ho mai avuto problemi, intimidazioni o screzi con qualcuno. Non ho mai ricevuto minacce e non prendo in considerazione il dolo».
L’incendio aveva danneggiato anche lo stabile che ospitava il magazzino, ma senza riportare conseguenze tali da renderlo inagibile.
L’incendio richiese un intervento di parecchie ore da parte dei vigili del fuoco, che dopo essere riusciti a domare il fuoco furono costretti a un lungo lavoro di bonifica per evitare il rischio di ritorni di fiamma.
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