Sicurezza
«Stop alle sostituzioni dei colleghi e alle gite»
PESCIA. Insegnanti e personale non docente sul piede di guerra all’istituto Anzilotti contro le ipotesi di riforma del governo. La reazione è la sospensione di «qualunque uscita sul territorio, gita,...
PESCIA. Insegnanti e personale non docente sul piede di guerra all’istituto Anzilotti contro le ipotesi di riforma del governo.
La reazione è la sospensione di «qualunque uscita sul territorio, gita, viaggio di istruzione; delle nuove adozioni dei libri di testo; della disponibilità a coprire spezzoni di cattedre oltre le 18 ore; della disponibilità a effettuare ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti».
Il documento è stato firmato da 51 docenti su 57 e da 39 addetti su 48 del personale non docente.
Nel mirino «la politica di tagli indiscriminati qualora il disegno di legge 953 ex Aprea, ora Aprea-Ghizzoni, fosse trasformato in legge, e qualora la prevista legge di stabilità attuasse le misure già annunciate dai portavoce del governo».
In particolare, i punti della riforma che destano le maggiori preoccupazioni sono: l'aumento del carico di lavoro settimanale da 18 a 24 ore di lezione frontale in classe a parità di stipendio, che taglierebbe migliaia di posti di lavoro al personale precario della scuola; il blocco degli scatti stipendiali; la minaccia di attingere al Fis complessivo per risolvere una situazione generale di debito; il mancato rinnovo del contratto nazionale; la revisione del ruolo del consiglio di istituto che vedrebbe ridursi la capacità decisionale della componente docente, a fronte dell'ingresso di non meglio specificati soggetti esterni; le risorse spese per un concorso che, oltre ad assicurare il ruolo a un numero minimo di insegnanti, poco più di 11mila, creerebbero un forte disagio ai precari storici già da anni inseriti nelle graduatorie permanenti e in attesa del ruolo; lo stato in cui versa l'edilizia scolastica, per la quale non vengono messi a disposizione finanziamenti nonostante i rischi a cui vengono esposti alunni e personale in tutto il paese.
«Queste misure sviliscono e offendono ulteriormente una categoria professionale già da anni sotto attacco mediatico – prosegue il documento – nell'ottica di un preciso disegno di dequalificazione sistematica della scuola pubblica».
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