La manifestazione
«Quella notte ho pensato di morire»
Il drammatico racconto dell’imprenditore preso a calci (tre costole rotte) per non aver aperto le casseforti ai banditi
LAMPORECCHIO. «Quando sei in balìa di quella gente perdi la coscienza. Ti aspetti di tutto. Anche che ti sparino. E a quello ho pensato in quei drammatici minuti in cui mi hanno tenuto la pistola puntata addosso».
Dolorante per le tre costole rotte, Mario Leporatti ieri mattina è tornato in ufficio nella sua azienda di autodemolizioni distante qualche decina di metri dall’abitazione di via Ceppeto presa d’assalto da tre banditi nella notte tra lunedì e martedì.
«Sto un pochino meglio, ma sono fermo perché con tre costole in questo stato non si fa nulla, tanto a casa non ci so stare» spiega l’imprenditore che a mente fredda ragiona sul rischio corso durante il blitz dei malviventi che lo hanno preso a calci perché non voleva aprire le casseforti.
«Mi urlavano che volevano i soldi – racconta Leporatti –. Mi chiedevano la chiave. L’hanno cercato un po’ e poi l’hanno trovato in una tasca dei pantaloni. Quando se ne sono andati mi hanno anche preso in giro dicendomi. “Hai visto? L’abbiamo aperta lo stesso” riferendosi alla cassaforte».
La gang, tre persone e quasi di sicuro altri fuori a fare da pali, ha ripulito i due forzieri di famiglia portando via contanti e preziosi per circa 50mila euro.
«Le costole me l’hanno rotte prendendomi a calci – aggiunge –. Erano nervosi perché non tiravo fuori la chiave».
Nel blitz sono state minacciate con la pistola anche la moglie, Carla Scatizzi e la figlia quindicenne. Leporatti ha voglia di ricominciare a vivere lasciandosi alle spalle il terrore del pestaggio. «Metterò le telecamere e collegherò l’allarme con la centrale delle forze dell’ordine – annuncia –. Col senno di poi mi viene da pensare che alla fine per fortuna qualcosa hanno preso. Se non avessero trovato niente chissà cosa avrebbero fatto. Peggio di quello che mi è capitato c’è l’omicidio».
Intanto, le indagini dei carabinieri agli ordini del capitano Enrico Vellucci procedono con gli elementi raccolti la notte della rapina.
Un particolare viene ricordato dalla moglie dell’imprenditore, Carla Scatizzi. «Un paio di notti prima della rapina – spiega - i vicini che hanno un cane di solito tranquillo lo hanno sentito abbaiare con insistenza. Di sicuro i malviventi hanno fatto un sopralluogo. E dire che i carabinieri una sera sì e una no passano dall’azienda dove entrano di continuo a caccia di pezzi di ricambio. Neanche di loro hanno avuto paura».
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