Finanza
«Ci è andata anche bene c’è chi ci lascia la pelle»
Parla la moglie dell’imprenditore picchiato dai banditi per aprire la cassaforte La donna minacciata con una pistola alla testa, bottino di 50mila euro
LAMPORECCHIO. «C’è anche chi ci ha lasciato la pelle». Carla Scatizzi non ha ancora metabolizzato lo choc della rapina, ma pensa che, tutto sommato, alla fine poteva andare anche peggio. La cronaca ci ha abituati a epiloghi tragici per storie come quelle accadute nell’abitazione di via Ceppeto. Il bollettino di una guerra dichiarata solo da una parte è di 50mila euro circa di bottino e tre costole fratturate per il capofamiglia, l’imprenditore Mario Leporatti.
L’ingresso. Sono circa le 3 quando i banditi, almeno tre in casa, ma non è escluso che altri fossero fuori ad attenderli, entrano nell’abitazione della famiglia Leporatti. Usano una scala di quelle utilizzate per raccogliere le olive. L’appoggiano alla parete dell’immobile e forzano la finestra al primo piano. L’allarme perimetrale fa il suo dovere e fa scattare l’antifurto. I ladri raggiungono la camera da letto dove si trovano i coniugi Leporatti.
Le botte. Mario non fa in tempo a mettere un piede sul pavimento che i banditi lo sdraiano a terra. Vogliono la chiave della cassaforte. Lui accenna a una debole resistenza. La risposta è una sequela di calci all’addome e al torace. Capisce che è meglio ragionare e assecondarli. Per prima cosa disattiva l’allarme. La casa è in campagna circondata dai campi, ma confina con altre residenze. Nessuno ha sentito la sirena consentendo la prosecuzione del blitz per i minuti sufficienti a concludere il colpo.
Pistola alla testa. Nel frattempo uno dei tre, incappucciati e con l’accento dell’Est, tiene sotto tiro la moglie dell’imprenditore, Carla Scatizzi, puntandole una pistola alla testa. Il trambusto fa svegliare la figlia quindicenne che si trova di fronte a una scena di autentico terrore: i malviventi che spingono il papà verso il forziere e la mamma minacciata con una pistola. La concitazione del momento, né una conoscenza particolare delle armi, ha permesso ai rapinati di riferire con certezza se la pistola fosse vera o no. L’aggressività dei banditi ha fornito ottimi argomenti ai Leporatti per non preoccuparsi troppo se l’arma avrebbe potuto sparare.
Il bottino. Condotto davanti alla cassaforte, l’imprenditore la apre e lascia che un bandito arraffi il contenuto. Tra oro, gioielli, preziosi e contanti, il malloppo si agguira sui 50mila euro. Riposto in un sacchetto il bottino, i malviventi tornano in camera da letto dove chiudono padre, madre e figlia. Quindi scappano dalla via di fuga da cui sono entrati.
La paura. «È stato un grande choc – commenta la moglie dell’imprenditore –. Non vogliamo dire di più. Sono stati momenti terribili e violenti. In questi casi c’è anche chi ci ha lasciato la pelle». Mario Leporatti è andato in ospedale subito dopo l’arrivo dei carabinieri. E anche ieri mattina è tornato dal medico per quelle tre costole fratturate.
La famiglia. I Leporatti sono molto conosciuti a Lamporecchio e nella Valdinievole est per la ditta di autodemolizione intestata a Mario e a Roberto, il padre, dove lavora anche Carla Scatizzi. L’azienda si trova a qualche decina di metri dall’abitazione.
Le indagini. I carabinieri di Lamporecchio, coordinati dal comandante della Compagnia, capitano Enrico Vellucci, hanno ascoltato i rapinati. Le indagini partono dal loro racconto e dagli elementi raccolti sulla scena del pestaggio.
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