Finanza
Doppiette libere di sparare ai cinghiali
Richiesta della Federcaccia a Provincia e Atc per l’istituzione di “zone bianche” a Veneri e nel Padule
PESCIA. «Trasformiamo in zone bianche, per la caccia al cinghiale, le areee di Veneri e del Padule di Fucecchio, come già fatto nelle province confinanti di Lucca e di Firenze».
Questa in sintesi la richiesta che la Federcaccia provinciale fa in modo fermo e deciso alla Provincia e all'Atc.
È ormai da molto tempo che da parte dell'associazione, si richiede che venga attuato un simile provvedimento ma ora, considerato che è in discussione il nuovo piano faunistico provinciale, sarebbe il momento più opportuno per attuarlo.
Per chi non è esperto della materia, si precisa che le zone cosiddette "bianche" sono quelle aree a particolare vocazione agricola, dove il cinghiale, per i danni che potrebbe arrecare, non deve assolutamente stare.
«Fino ad oggi il problema è stato affrontato solo mediante abbattimenti mirati da parte di cacciatori abilitati o direttamente dalla polizia provinciale ma i risultati raggiunti non sono di grande rilievo – spiega la Federcaccia –. Se anche le aree di Veneri e del Padule fossero trasformate in "zone bianche" qualunque cacciatore che incontra il cinghiale, rispettando tempi e regole di legge, può abbatterlo. È evidente in primo luogo che esercitando su questo selvatico una maggiore pressione venatoria, si ridurrebbe nel numero e quindi il mondo agricolo ne trarrebbero sicuramente vantaggio e inoltre si metterebbero anche i cacciatori della nostra provincia, allo stesso pari di quelli di Lucca e di Firenze che nelle stesse aree, solo perché divisi da un fossato o da una strada, possono abbattere il cinghiale liberamente».
I danni alle colture agricole, provocati generalmente dal cinghiale, continuano ad essere una piaga per numerose aziende agricole. I danni ammontano a migliaia di euro e i risarcimenti non sempre sono equivalenti.
La situazione è serie e la proposta della Federcaccia vuole essere un contributo alla soluzione di un problema sentito dagli agricoltori.
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