La manifestazione
«Diritti e salari ridotti nelle due Rsa Don Bosco»
PESCIA. C’è poco da essere soddisfatti: può essere sintetizzato così il commento della segreteria provinciale della Cgil Funzione Pubblica sulla situazione all’interno delle Rsa Villa Matilde e Domus...
PESCIA. C’è poco da essere soddisfatti: può essere sintetizzato così il commento della segreteria provinciale della Cgil Funzione Pubblica sulla situazione all’interno delle Rsa Villa Matilde e Domus Pacis. Una risposta diretta alla Cisl Funzione Pubblica, che invece aveva sottolineato la bontà dell’accordo sottoscritto con la proprietà.
«Cogliamo volentieri lo spunto offerto dalle recenti dichiarazioni della Cisl – si legge sulla nota Cgil – sull'andamento delle strutture Villa Matilde di Pescia e Domus Pacis di Goraiolo, per rendere pubblica quella che è stata la difficile vicenda del nuovo affidamento della gestione delle due strutture e quella che è oggi, di fatto, la realtà lavorativa di queste due Rsa. In effetti nel 2011 la Onlus Don Bosco, proprietaria delle due Rsa per anziani, annunciò una situazione di criticità economiche dovute a disavanzi di bilancio e passate malgestioni. Purtroppo, dopo vani nostri tentativi di verificare la situazione di crisi e il rifiuto categorico di ricorrere, come da nostra proposta, agli strumenti di garanzia salariale, la risposta dell’istituto è stata quella di procedere a un nuovo affidamento al massimo ribasso. Fu chiaro dunque fin dal primo incontro della trattativa, alla presenza di Cgil e Cisl, che a pagare le esigenze di contenimento dei costi sarebbero stati chiamati solo i lavoratori. Fu presentata infatti un’indecente proposta di riduzione salariale in deroga dei contratti nazionali e territoriali con la cancellazione di tutti i diritti contrattuali acquisiti, compresi gli scatti di anzianità, a fronte di nessuna garanzia occupazionale, né di motivazioni oggettive tali da giustificare la drastica riduzione di diritti e salario».
«Ovviamente – prosegue il sindacato – la Cgil si è guardata bene dal sottoscrivere tale scempio, osteggiando fin dal primo momento quello che, secondo noi, è stato un vero e proprio abuso ai danni dei lavoratori. Tramite l’adesione della Cisl a tali richieste, i lavoratori, su minaccia di licenziamento immediato, sono stati riassunti a queste condizioni, fuori da ogni regola contrattuale. Da allora, la situazione in entrambe le strutture è particolarmente complessa, anche a livello di relazioni sindacali con la Cgil. Abbiamo calcolato che alcuni dei lavoratori con maggiore anzianità hanno perso quest’anno qualcosa come 1.500 euro solo in scatti di anzianità, senza contare la perdita di ore lavorate. Preme sottolineare che ultimamente, solo in seguito a un intervento degli organi ispettivi, c’è stata una marcia indietro e sono stati ripristinati alcuni degli istituti economici persi, ma la situazione lavorativa resta ancora particolarmente pesante, in termini di carichi di lavoro, nei turni notturni, non retribuiti. È una situazione difficile che da tempo contestiamo e su cui cerchiamo di confrontarci, ma fino a oggi senza risposte soddisfacenti. Richiamiamo pertanto alla responsabilità sia l’azienda che la Cisl nel proprio ruolo sindacale di salvaguardia dei diritti dei lavoratori e delle normative contrattuali, senza che, come in questo caso, debbano intervenire, per farlo, i soggetti istituzionali.
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