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Imu pesante per i negozi Protesta in montagna

Imu pesante per i negozi Protesta in montagna

L’opposizione contesta le scelte del Comune sull’imposta municipale e sottolinea il valore sociale delle attività commerciali in un territorio disagiato

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MARLIANA. Un’imposta che va a punire quello che, se sulla carta può sembrare un’attività che dà reddito, nella pratica costituisce a tutti gli effetti un servizio: cosi Piera Gonfiantini, capogruppo del Centrosinistra per Marliana giudica uno dei parametri dell’Imu adottata, nell’ultimo consiglio comunale, dall’amministrazione del piccolo paese montano.

Il riferimento va all’imposizione relativa alle attività produttive e commerciali, che, sostiene l’opposizione marlianese, in un territorio disagiato come quello montano andrebbero tutelate di più, visto il loro impatto. Ma non è l’unico appunto che Gonfiantini e il suo collega di gruppo Maurizio Lenzi muovono al regolamento, che prevede un’Imu del 4 per mille per la prima casa e del 10,6 per tutti gli altri fabbricati, comprese appunto le attività produttive. Non accolte, se non in minima parte, le richieste del centrosinistra, che riguardavano la riduzione dell’aliquota per gli immobili dati in comodato d’uso ai parenti di primo grado, gli immobili affittati ai residenti e, appunto, le attività produttive e commerciali.

«Nel consiglio – sottolineano Gonfiantini e Lenzi – è stato contestato in particolare il punto che riguarda il pagamento rateizzato dell’Imu per le famiglie in condizioni economiche disagiate»: il regolamento infatti non si affida a precisi elementi di valutazione, sulla base dei quali decidere se rateizzare o meno il pagamento, ma sulla «capacità discrezionale del funzionario comunale cui viene affidato il giudizio dei singoli casi».

«Le nostre proposte – continua l’opposizione – sono considerate necessarie per garantire la sopravvivenza delle attività produttive territoriali, e per venire incontro ai bisogni delle fasce sociali più deboli. Nessuna delle nostre richieste è stata accolta, con la motivazione che mancavano risorse e con l’accusa al nostro gruppo di fare proposte populiste e inopportune». Però gli stessi consiglieri rilevano «l’aumento di spesa dovuta al maggior costo per l’indennità del “sindaco a tempo pieno”. Decisione in controtendenza con quanto avviene in altri enti, dove si notano riduzioni della spesa politica a vantaggio dei bisogni della cittadinanza. Tale scelta è inaccettabile, anche per i minori trasferimenti dallo Stato verso l’amministrazionbe».

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