Attenzione
Eccidio, restano i due ergastoli per i massacratori nazisti
La Corte d’Appello militare ha confermato anche il risarcimento di 13,5 milioni di euro alle parti civili Esclusa la Germania come responsabile in solido: non provata la continuità con il Terzo Reich
MONSUMMANO. Resta anche in appello la condanna all’ergastolo per due dei quattro militari (due sono nel frattempo morti) accusati di aver preso parte all’eccidio del padule di Fucecchio il 23 agosto 1944 in cui furono massacrati 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini.
Dopo sette ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello militare di Roma ha pronunciato alle 16,30 la sentenza di colpevolezza per l'ex maresciallo Fritz Jauss, 95 anni e l'ex sergente Johan Robert Riss, di 91, all'epoca appartenenti a diversi reparti della 26ª divisione corazzata dell'esercito tedesco. Scontato il ricorso in Cassazione. Nel luglio 2011 era morto a Berlino a 91 anni l'ex capitano Ernst Pistor, ricco uomo d’affari i cui eredi hanno fatto ricorso in Cassazione per evitare gli effetti della sentenza a livello di risarcimento civile. Sì, perché la corte ha confermato anche il risarcimento stabilito in primo grado il 25 maggio 2011di 13,5 milioni di euro. È stata esclusa, per difetto di giurisdizione, la Germania come responsabile in solido per effetto della sentenza del Corte internazionale di giustizia dell'Aja, secondo la quale non esiste continuità tra Terzo Reich e Repubblica Federale Tedesca.
A comandare la squadra accusata di gran parte dei crimini sarebbe stato il maresciallo Jauss. Tutte le uccisioni sono avvenute «a sangue freddo, non in combattimento, guardando negli occhi donne e bambini innocenti», aveva detto il procuratore Marco De Paolis nel corso della requisitoria in primo grado, aggiungendo che gli imputati, sempre contumaci, hanno «sempre mostrato totale disinteresse per le vittime». Soddisfazione per la sentenza viene espressa dal sindaco di Monsummano, Rinaldo Vanni e dal sindaco di Ponte Buggianese, Pier Luigi Galligani anche come presidente del comitato Martiri del Padule.
L'avvocato Massimo Brancoli assisteva la Regione, i Comuni di Monsummano, Larciano, Pieve a Nievole, Cerreto Guidi, Fucecchio, Ponte Buggianese e Castelfranco di Sotto, l'associazione monsummanese dei parenti delle vittime, il difensore civico di alcuni Comuni e il Comitato Martiri del Padule di Ponte Buggianese; l'avvocato Guido Cappabianca rappresentava la Provincia di Pistoia e 26 cittadini tra testimoni oculari e discendenti delle vittime della strage; l'avvocato Roberto Natali si era costituito per se stesso, avendo avuto la sorella e alcuni parenti uccisi. L'avvocato Claudio Del Rosso tutelava sei parenti degli uccisi e il Comune di Montecatini. «Per me è stato un grande onore essere in questo processo – afferma –. E ringrazio le parti civili per avermi dato questa opportunità». Le udienze si sono svolte a Palazzo Cesi dove nel 1994 fu rinvenuto l'armadio della vergogna dove erano stati occultati 695 fascicoli e il registro generale con 2274 notizie di reato, relativi a crimini di guerra commessi dai nazifascisti. Una nemesi storica esemplare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
