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Maxi-frode fiscale, commercialista rinviato a giudizio
MONTECATINI. Problemi legati alla competenza territoriale - che ha generato un conflitto tra il tribunale di Prato e quello di Lucca - ha costretto il gup lucchese Marcella Spada Ricci ad applicare l'...
MONTECATINI. Problemi legati alla competenza territoriale - che ha generato un conflitto tra il tribunale di Prato e quello di Lucca - ha costretto il gup lucchese Marcella Spada Ricci ad applicare l'istituto della prescrizione per 35 dei 40 indagati per un'inchiesta su una maxi-frode fiscale da 65 milioni di euro con un danno erariale stimato in 12 milioni.
Gli indagati rimasti sono stati rinviati a giudizio: la prima udienza si terrà il 22 gennaio. Si tratta di Bruno Mazzoni, 67 anni, di Quarrata; del ragioniere commercialista e revisore dei conti Massimo Morini, 64 anni, nato a Monsummano e con studio a Montecatini; di Giorgio Gelli, 74 anni, di Firenze; di Domenico Nucera, 72 anni, di Campi Bisenzio e di Luca Cipriani di Pistoia.
Il motivo di questa prescrizione generale? I fatti risalgono a un periodo anteriore al 2004 (quindi in caso di condanna gli imputati sono coperti da indulto sino a tre anni) e le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 17 imputati furono eseguite nel 2005 per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e alla frode fiscali.
Per quasi tutti gli imputati i reati sono prescritti, eccezion fatta per quei professionisti che erano colpiti da recidiva.
D'altronde i dieci faldoni d'atti giudiziari del procedimento - una presunta maxi-truffa legata alla vendita di telefonini a prezzi stracciati attraverso fatture false per operazioni inesistenti emesse da un'organizzazione che operava in Toscana, Liguria, Emilia e in Spagna - per ragioni riferibili alla competenza territoriale vennero trasferiti fisicamente da Lucca, dove erano iniziate le indagini legate alla ditta Bch di Altopascio, a Prato.
Il tribunale della città laniera sollevò un conflitto di competenza durato diversi anni e al termine del quale i giudici stabilirono che la competenza spettasse a Lucca. Che, valutati tempo e posizioni degli indagati, ha dovuto scremare l’elenco degli imputati.
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