Finanza
Eccidio del Padule: morto un condannato
Oggi si apre il processo d’appello, e intanto gli eredi del defunto hanno impugnato la prima sentenza
Domani inizierà il processo d’appello agli ex militari condannati in primo grado all’ergastolo, nel maggio 2011, per l’eccidio del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944.
Tra loro non ci sarà l’ex capitano Ernst Pistor, morto a Berlino a 91 anni di età. Da condannato. Perché il tribunale di Roma lo aveva riconosciuto colpevole – insieme all’ex maresciallo Fritz Jauss , oggi 95enne, e all’ex sergente Johan Robert Riss, 89 anni – della morte di 175 civili, in gran parte anziani, donne e bambini, con le aggravanti dei motivi abbietti e della premeditazione, e di aver agito con sevizie e crudeltà. E per questo i tre, all’epoca tutti appartenenti ai diversi reparti della ventiseiesima divisione corrazzata della wehrmach (un quarto imputato, l’ex tenente Gherard Deissmann, è morto a processo in corso all’età di 100 anni), erano stati condannati all’ergastolo.
Pistor è morto a Berlino, dove alcuni organi di stampa lo hanno descritto come un «uomo d’affari di successo, presidente onorario dell’associazione commercianti» e che «nel 1947 era tornato dalla guerra, dopo due anni di custodia negli Stati Uniti». Parole ben diverse da quelle pronunciate dal procuratore De Paolis nella sua requisitoria: «Tutte le uccisioni sono avvenute a sangue freddo, non in combattimento, e guardando negli occhi donne e bambini innocenti, da imputati (sempre contumaci ndr) che hanno mostrato totale disinteresse per le vittime».
Oggi e domani si torna in aula per il giudizio di appello, con i Comuni di Monsummano, Ponte Buggianese, Pieve a Nievole, Larciano, Castelfranco, Fucecchio e Cerreto, parti civili, assistiti – così come la Regione Toscana – dall’avvocato montecatinese Massimo Brancoli. La corte d’appello militare riesaminerà attie testimonianze del massacro, valutando se confermare o riformare la sentenza di primo grado che fissava anche un risarcimento, da parte dei condannati e dello stato tedesco, di 13,5 milioni di euro a favore delle parti civili. Nove mesi dopo la Corte dell’Aja ha stabilito che non esiste continuità tra Terzo Reich e Repubblica Federale Tedesca, accogliendo il ricorso presentato da Berlino contro l’Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Tre mesi più tardi, lo scorso maggio, la Cassazione ha recepito l’orientamento dell’Aja. Per questo, nell’appello che si apre oggi, non potrà essere confermata la condanna della Germania, anche se la priorità è un’altra, consegnare alla storia nomi, cognomi e condanna della strage.
Parallelamente c’è da ricordare che gli eredi di Pistor hanno impugnato alla cassazione la sentenza del maggio scorso: gli effetti penali si sono infatti estinti con la morte dell’imputato, ma quelli civili, ossia il risarcimento dei parenti delle vittime si sono trasmessi agli eredi.
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