Il dolore
Grotta Parlanti ancora senza acquirenti
Deserta anche la sesta asta: tra una settimana un nuovo tentativo di vendita ma le speranze sono sempre di meno
MONSUMMANO. Niente da fare anche questa volta. Resta invenduto il complesso termale di Grotta Parlanti, 40mila metri quadrati di superficie con albergo, stabilimento termale, grotta naturale, sala polivalente, piscine coperte e scoperte, palestra, parcheggio e area a verde.
Giovedì, nello studio pistoiese del notaio Antonio Marrese, si è tenuta la sesta asta pubblica senza incanto. Prezzo di base 5.800.000 euro (dai 7 milioni della quinta procedura di vendita): alto, troppo alto per i possibili acquirenti che, come nelle precedenti occasioni, non si sono fatti vedere. Martedì 20 novembre il tribunale ci riprova: sempre quasi 6 milioni di euro il prezzo richiesto, stavolta con incanto a rialzi minimi di 100mila euro. Ma nessuno ormai ci spera.
La questione, che si trascina da più di dieci anni, è troppo complicata per risolversi nel giro di una settimana. Perché non c’è solo la vendita di un bene immobiliare abbandonato a sé stesso ma dalle grandi potenzialità: di mezzo si inseriscono il bando per la concessione mineraria delle acque termali (procedura separata dalla vendita dei beni immobili) varato a metà 2011, e il giudizio di merito ancora pendente davanti al Tar (che, una volta concluso, darà alle parti la possibilità di adire un ulteriore appello al Consiglio di Stato) presentato a inizio 2011 dalla Lulica srl di Pescia, società del Gruppo Azzolini proprietario di Grotta Parlanti, cui il Comune ha ritirato la concessione per lo sfruttamento delle acque dichiarandola decaduta.
Se il tribunale amministrativo dovesse pronunciarsi contro l’amministrazione, c’è il rischio che la concessione mineraria ritorni nella mani degli Azzolini dando il via a un nuovo iter giudiziario.
«La situazione è difficile – afferma il sindaco Rinaldo Vanni – siamo sempre in attesa che si risolvano le cause in tribunale e ancora non conosciamo le date delle udienze. Le soluzioni, oggi, non ci sono. E i tempi sono indefinibili. Le pendenze legali ci costringono a una pausa di riflessione sul bando per la concessione delle acque termali (che sarebbe il quinto pubblicato dopo il fallimento dei primi quattro, ndr) che non riproporremo, almeno a breve. Aspettiamo di vedere come finisce la procedura in tribunale, forse servirà un anno per delle risposte. Perché è chiaro che chi vuole lo stabilimento ha necessità di poter utilizzare l’acqua».
Le mani sono legate. Grotta Parlanti costa ancora troppo (senza contare altri svariati milioni di euro per la sua ristrutturazione) e le acque termali, più che sottoterra, ora stanno nelle cartelle di giudici e avvocati.
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