Il Tirreno

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Biglietti del treno più cari ma nessuno controlla

di Luigi Spinosi
Biglietti del treno più cari ma nessuno controlla

Mentre si tagliano le corse per risparmiare resta il mistero delle tariffe ridotte Serve il certificato Isee, però non si capisce chi deve fare le verifiche

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BUGGIANO. Da una parte si taglia per risparmiare, dall’altra si rincarano i già salati biglietti e abbonamenti. Non solo, ma questi rincari, che dovrebbero servire a finanziare il sistema del trasporto ferroviario, rischiano di portare pochi euro, molti meno di quelli previsti, “alla causa”, per colpa di un sistema di controlli a dir poco farraginoso.

In tempi di proteste e mobilitazioni contro il provvedimento della Regione (solo temporaneamente sospeso) che prevede i taglio di 27 corse sulla linea Pistoia-Lucca, di altre 17 fra Lucca e Viareggio, e la chiusura di 7 stazioni (fra cui Buggiano e Serravalle), l’esperienza vissuta da un nostro lettore assume un valore che va al di là della semplice storia di ordinaria burocrazia. E’ una storia che ha il sapore di quel pressapochismo già duro da sopportare a cose normali, ma che diventa inaccettabile a fronte di quanto sta avvenendo a spese dei pendolari. Non a caso, nonostante la vicenda interessi l’intera rete ferroviaria regionale, il problema è emerso sulla tratta Lucca–Firenze e proprio attraverso un pendolare e attivista dei comitati in difesa delle ferrovie, Vanni Ghimenti.

Tutto ruota attorno al rincaro di biglietti e abbonamenti introdotto il 5 novembre. Un rincaro dal quale chi è al sotto di una certa fascia di reddito è esente ma, e qui sta l’aspetto curioso, non si sa bene chi dovrebbe controllare e come. «Quando sono andato alla stazione di Rifredi per fare l’abbonamento – racconta Chimenti - alla biglietteria mi hanno detto che avrei dovuto pagare il 20% in più, a meno che non rientrassi in una certa fascia di reddito. Lo sapevo e ho tirato fuori il mio Isee. Il bigliettaio non lo ha nemmeno guardato, per lui era sufficiente la mia parola (“Lei mi dice che ha diritto alla tariffa ridotta e io le faccio l’abbonamento, l’Isee lo dovrà mostrare al controllore sul treno”). Quando il giorno 6 ho incontrato il controllore questi mi ha chiesto semplicemente l’abbonamento, al che mi è venuto spontanea una domanda: “Ma il certificato Isee non me lo chiede?”. Il controllore è rimasto interdetto e ha chiamato per telefono il cosiddetto “Tutor” della linea. Ed è così che ho scoperto (e la cosa mi è stata ribadita anche dagli altri controllori che ho incontrato nei giorni successivi) che né il personale di terra, né il personale viaggiante (contrariamente a quanto riportato dal sito di Trenitalia) è tenuto a guardare niente. Sembra infatti che, trattandosi di un aumento deciso dalla Regione, questi controlli possono essere fatti solo dalla Guardia di finanza».

In sintesi, un gran caos. E anche molte domande: i viaggiatori e, soprattutto, il personale, sono stati informati adeguatamente delle novità introdotte? È immaginabile l’ipotesi di distogliere i finanzieri dai loro compiti, già pesanti, per fargli fare in pratica i controllori? E anche nel caso di un eventuale controllo, quanti sono i viaggiatori a sapere che devono portare con loro l’Isee? Insomma,da una parte si corre rischio di fare un torto ai viaggiatori che, pur avendo diritto alla tariffa ridotta, magari incorrono in qualche sanzione perché non sanno di dover portare con sè l’Isee. Ma dall’altra, al contrario, questo sistema di controlli di fatto inesistenti potrebbe rendere la vita facile ai “furbetti”, che magari pagano il prezzo ridotto pur non avendone diritto. E questo potrebbe tradursi in minori introiti rispetto a quelli previsti dalla Regione. Esattamente mentre si taglia proprio per ragioni economiche.

E intanto continua la mobilitazione popolare contro il provvedimento regionale. Questa mattina saranno raccolte le firme ai mercati di Pescia e Traversagna

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