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«Apparecchi manomessi? Non da noi»

«Apparecchi manomessi? Non da noi»

Si difendono i quattro soci della ditta di trasporti arrestati per estorsione ai danni degli autisti

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PONTE BUGGIANESE. Nessuna costrizione nel taroccamento dei cronotachigrafi installati sui camion per aggirare le norme sui tempi di guida.

Hanno risposto al gip Alessandro Buzzegoli i quattro soci della Autotrasporti Pieri di Ponte Buggianese arrestati dalla polizia stradale con l’accusa di estorsione.

Assistiti dall’avvocato Vito Di Berardino, i quattro -Riccardo Pieri, Antonio Giuntoli, il figlio Gabriele e Mario Nannini - hanno respinto le accuse di aver obbligato e minacciato di licenziamento gli autisti che si rifiutavano di manomettere lo strumento che registra i tempi al volante sui mezzi pesanti.

I quattro, per i quali il legale ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari, sapevano, però, che era una prassi diffusa tra i camionisti quella di inficiare l’efficacia dell’apparecchio. Di fronte all’irregolarità i quattro soci avrebbero, quindi, voltato la testa dall’altra parte ignorando responsabilità e conseguenze dell’illecito.

Domani l’avvocato Di Berardino presenterà una memoria scritta e sabato depositerà il ricorso al Tribunale del Riesame, mentre per lunedì è previsto il pronunciamento del gip sulla richiesta di revocare i domiciliari.

Tra i soci i più attivi nell’azienda erano Riccardo Piero e Gabriele Giuntoli, mentre Antonio Giuntoli, consigliere comunale del Fli, e Mario Nannini avevano una posizione più defilata e meno operativa.

Secondo la polizia stradale, il meccanismo installato sui camion consentiva di non far riposare gli autisti che, così, sempre attaccati al volante dei tir partivano dalla provincia di carichi di merce e giravano per l’Europa notte e giorno. Chi non rispettava il diktat, è sempre l’ipotesi degli investigatori, rischiava il licenziamento.(p.b.)

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