Attenzione
Forte come una roccia e sempre al lavoro per il bene della città
Commosso saluto del sindaco Bellandi a Luciano Masini di fronte alla folla che gli ha reso omaggio nella basilica
MONTECATINI. Basilica di Santa Maria Assunta strapiena per l’ultimo saluto a Luciano Masini, titolare della famosa macelleria di corso Roma e presidente dei commercianti dell’Unim. Ai funerali, che si sono svolti ieri mattina, oltre alla famiglia seduta in prima fila (la moglie Alba, i figli Leonardo e Laura, il fratello Massimo) erano presenti tutta la società civile e le istituzioni, con in testa il sindaco Giuseppe Bellandi e il gonfalone di Montecatini. Masini, classe 1939, memoria storica del commercio montecatinese (prima dell’Unim era stato anche presidente dell’Ascom), se n’è andato venerdì all’ospedale di Pescia dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo. «Luciano – ha detto il parroco don Mario Avella – era un amico per tutti. Ma il nostro cammino deve proseguire: sbagliato sarebbe pensare che adesso nulla ha più senso. Dobbiamo andare avanti con fiducia e con amore, lo stesso che lui riservava agli altri».
Particolarmente commosso, il sindaco ha poi ricordato alcuni episodi della vita di Masini, dalle partite di basket nei campetti delle scuole fino ai confronti ufficiali per parlare di come migliorare la città. «È difficile – ha detto – rappresentare Montecatini in questa occasione e non confondere tutto con le emozioni personali. Luciano è stato un roccioso centrale della squadra termale e una roccia nella vita. Lo ricordo mentre giocava a basket alle Pascoli e le foto in bianco e nero che lo ritraggono fanno parte della nostra storia. Lo invidio per come ha rappresentato la meglio gioventù che ha ricostruito il nostro territorio dopo la guerra. Ha dimostrato che possiamo essere una grande comunità e una grande città». Bellandi, che ha seguito tutta la cerimonia in piedi, ha ricordato i tanti confronti istituzionali con Masini. «Veniva da me, ma spesso non lo potevo accontentare nelle sue richieste. E allora scuoteva la testa, ma non brontolava: semplicemente diceva che lui lavorava per la città e per la sua famiglia».
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