Sicurezza
«Se fossi stato in casa ora sarei morto»
Parla il nipote dell’anziana pestata dai banditi per farsi aprire la cassaforte. «Nonostante le sirene nessuno si è affacciato»
MONTECATINI. «Se fossi stato in casa ora sarei morto».
Luca Ricci è il nipote di Anna Maria Lavorini, la nonna di 82 anni picchiata con una furia selvaggia da uno dei due banditi che mercoledì sera dalle 20 alle 22,30 hanno trasformato la villetta al civico 5 di via Bacci in un luogo dell’orrore.
«Non riesco più a dormire – prosegue il giovane –. Hanno trovato due donne anziane che non potevano difendersi. Eppure hanno voluto lo stesso accanirsi con una brutalità che non si spiega».
Coltello alla gola. Arduina Verniani, 96 anni, è stata minacciata, ma non ha subìto violenze dai due malviventi che sono entrati dalla finestra del primo piano che dà sulla via strada dopo aver tentato, invano, di aprire le persiane al piano terra. «Sono scesi dalle scale armati di pistola e con un coltello e ci hanno sorpreso in salotto mentre guardavamo la tv – racconta la pensionata –. Saranno state le otto. Uno mi ha puntato un coltello alla gola. Volevano il numero della cassaforte. Forse l’avevano vista girando tra le stanze al piano di sopra. Io non posso muovermi. Allora uno ha preso Anna Maria e l’ha trascinata di sopra». In mansarda il bandito ha picchiato più volte l’anziana obbligandola ad aprire il forziere.
La vicina. Intorno alle 21,30 una vicina di casa entra nella villetta per portare a letto Arduina che non si muove da sola. Vede la stanza buia e fa per andarsene, ma viene aggredita e portata al piano di sopra dove trova Anna Maria dolorante. La vede in quello stato pietoso e propone al bandito di utilizzare lei un martello per sfondare la piccola cassaforte. «Stai zitta» le urla il rapinatore e giù botte alla povera pensionata. I due si rendono conto che tutta quella fatica si sta rivelando inutile. Non c’è niente da rubare nella villetta. E così sfilano un anello da un dito della vicina e la rinchiudono con Anna Maria nella mansarda. «Uno si avvicina all’orecchio dopo aver capito che sono un po’ sorda e mi dice: “ Tra un po’ vai a liberarle” – aggiunge Arduina –. Ma io non posso salire le scale».
La scoperta. Verso le 22,45 rientra a casa Luca. «Ho visto Arduina in soggiorno che stava cercando di inserire la spina del telefono che i banditi avevano staccato – dice –. Poi vado in mansarda e trovo mia nonna ridotta in uno stato da paura. A parte gli occhi gonfi aveva anche grossi segni sul collo». Partono i soccorsi e arrivano carabinieri e polizia.
Finestre chiuse. L’amarezza del nipote non riguarda solo un episodio che per violenza gratuita non ha precedenti nella storia recente della città.
«È arrivata l’automedica a sirena, l’ambulanza, una macchina della polizia e dei carabinieri – si sfoga –. E come se non bastasse ai vicini di casa è partito due volte l’allarme. Con tutto questo frastuono si fosse affacciata una persona dalle finestre del vicinato. Nessuno si è fatto vedere».
Il ricovero. Anna Maria Lavorini dovrebbe lasciare lunedì il reparto di medicina generale del Cosma e Damiano di Pescia.
Nella rapina, per intimidirla, le hanno tagliato alcune ciocche di capelli trovate dal nipote appena entrato nel soggiorno. La nuora, Antonella Ferretti, è sgomenta: «Contro mia suocera hanno usato una ferocia inaudita».(p.b.)
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