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Il reparto è pronto e moderno ma è destinato a non aprire

Il reparto è pronto e moderno ma è destinato a non aprire

È stata una riunione che non ha dato rassicurazioni, che del resto gli organizzatori – stanchi di promesse sin qui rimaste lettera morta – nemmeno volevano

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PESCIA. È stata una riunione che non ha dato rassicurazioni, che del resto gli organizzatori – stanchi di promesse sin qui rimaste lettera morta – nemmeno volevano. E non è stata nemmeno una riunione che ha dato certezze, ma lo stesso l’incontro di giovedì sera a Pescia, allestito dal comitato per la salvaguardia dell’ospedale della Valdinievole, sul futuro della sanità nella nostra realtà, non può certo definirsi inutile.

Intanto l’incontro è servito a fornire alcune indicazioni di massima e, soprattutto, a disegnare le strategie future per la difesa, innanzitutto, del diritto fondamentale alla salute. Presenti all’incontro il presidente della commissione regionale sanità Marco Remaschi e l’esponente del Pdl (per molti anni vicepresidente della stessa commissione, nonché medico) Annamaria Celesti. Tanti i temi messi in campo dal comitato, attraverso la sua presidente Serena Fantozzi: quale sarà il ruolo dell’ospedale di Pescia nell’ambito dell’area vasta? La divisione di competenze tra Pistoia e Pescia è giusta? Ed è fatta nel modo giusto? A che punto è la questione “nuovo ospedale”? Perché, nonostante le proteste, la riorganizzazione dei servizi Asl va avanti? E perché invece non stanno andando avanti, se non con una lentezza esasperante, i lavori sull’ospedale? Cosa succederà con l’ormai inevitabile scomparsa delle Sds?

Ogni parere al momento è prematuro, visto che gli interlocutori avuti sin qui (l’assessore regionale alla sanità e il direttore generale dell’Asl 3) sono cambiati. Però alcune cose appaiono ormai decise. Intanto il fatto che il nuovo ospedale non si farà. Notizia commentata positivamente dall’unico amministratore presente, l’assessore pesciatino Francesco Conforti, che ha ribadito come la prospettiva di una nuova struttura mettesse solo a rischio gli investimenti previsti sul Cosma e Damiano.

L’altra prospettiva è quella di un ospedale di Pescia inserito in uno schema generale di ospedali in rete, ma per far valere il suo ruolo occorre superare i campanilismi con Pistoia, che avvantaggiano solo i poli di Firenze e Pisa. Occorre una riorganizzazione da fare insieme, anche se le prospettive non sono buone. Lo dimostra l’esempio citato di anatomia patologica: il nuovo costoso reparto all’avanguardia è già pronto a Pescia, ma forse non aprirà mai proprio per l’opposizione pistoiese.

I temi sono tanti, e se ne riparlerà in un nuovo prossimo incontro, con gli amministratori stavolta, quando il quadro sarà più chiaro.

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