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Raccolta di firme con quattro idee per salvare le poste

Raccolta di firme con quattro idee per salvare le poste

Nonostante il dietrofront restano forti i timori sul futuro In ballo il destino degli uffici in montagna e a Collodi

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PESCIA. La chiusura annunciata di 4 uffici postali è stata scongiurata, ma per quanto? Questa la domanda che accompagna l’annuncio, di pochi giorni fa, nel quale il sindaco di Pescia annunciava – dopo l’incontro con il responsabile d’area di Poste Italiane – il passo indietro della società.

Il Piano industriale di riorganizzazione dei servizi di Poste Italiane prevedeva per il territorio di Pescia la chiusura degli uffici di Vellano, San Quirico, Castelvecchio e Collodi. Gli uffici si son salvati, con una ipotesi di accorpamento degli sportelli di Castelvecchio e San Quirico. Ma c’è una comprensibile preoccupazione nell’aria, ossia quella di essere di fronte solo a un rinvio di una scelta (quella della chiusura) che prima o poi tornerà a essere presa in considerazione. Tutto dipende dai cosiddetti parametri economici, che tengono conto esclusivamente della produttività dei vari uffici di Poste Italiane, che alla fine è destinato a prevalere sul significato sociale del servizio (che, nel caso delle frazioni pesciatine, è decisamente rilevante).

Di questo parere è anche il segretario del Pd pesciatino, Davide Petrini, che annuncia una raccolta di firme in difesa degli uffici postali cittadini. Una raccolta di firme che non si limita a un semplice “no alla chiusura”, ma che contiene anche proposte per riqualificare il servizio, eliminando quella preoccupazione di fondo sul destino degli uffici.

«Da quanto si legge sulla stampa, visto che nei luoghi deputati non se ne vuol parlare – scrive Petrini – i recenti contatti tra l’amministrazione comunale e il dirigente di zona di Poste Italiane sembra (e, ripetiamo, sembra) abbiano temporaneamente scongiurato la chiusura degli uffici, grazie alla sospensione del piano di soppressione. Il Pd di Pescia ritiene, sempre ammesso che sia così, che una sospensione o un rinvio di questa decisione, senza una premessa di realizzazione di un progetto funzionale, sia solo un “palliativo” tanto per “tirare avanti” ancora un po’. A nostro modo di vedere, anche alla luce delle argomentazioni riportate ai vari tavoli di trattativa dell’argomento, la questione deve essere affrontata da subito, cercando di comprendere da una parte, quali siano le criticità aziendali e, dall’altra, come potrebbe essere riqualificato il servizio in modo da soddisfare sia la logica aziendale che quella sociale».

Da qui le proposte, in 4 punti, per rilanciare gli uffici postali periferici, e sui quali verrà chiesta l’adesione dei cittadini, attraverso una raccolta firme. Si parte dalla richiesta di «ampliare l’offerta dei servizi degli uffici postali per la popolazione, per esempio con l’attivazione della carta sanitaria, i pagamenti online di bollette e ticket, il servizio cup per la prenotazione di visite ed esami diagnostici», ma anche di «individuare le soluzioni più rispondenti alle varie situazioni per evitare le chiusure, coinvolgendo gli enti locali interessati e le stesse comunità e affidando agli uffici postali nuovi servizi in modo da evitare l’abbandono del territorio, per esempio con la gestione del servizio di tesoreria». Altra idea la sottoscrizione di protocolli d’intesa con le associazioni di volontariato locali che «potrebbero collaborare alla realizzazione di attività specifiche, come per esempio il servizio domiciliare per le persone anziane o non deambulanti». Altra ipotesi, infine, l’organizzazione di uffici postali mobili.

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