Sicurezza
Meg in crisi: in mobilità 78 dipendenti
Aperta la procedura dopo la cassa integrazione e la richiesta di concordato preventivo. Oggi sciopero e presidio ai cancelli
MONSUMMANO. Concordato preventivo e procedura di mobilità per tutti i dipendenti.
Al calzaturificio Meg di Monsummano è iniziato il conto alla rovescia che, in mancanza di inversioni di tendenza, allo scadere della cassa integrazione concessa a gennaio si tradurrà nel licenziamento di 78 lavoratori. La data è da segnare sul calendario: 23 gennaio 2013. La battaglia per salvare i posti di lavoro inizia oggi alle 15 con un presidio davanti ai cancelli della fabbrica in via Umbria. Operai e impiegati saranno in sciopero per tutta la giornata come risposta alla «richiesta di concordato presentato dall'azienda e dalla procedura di mobilità aperta con previsione del licenziamento di tutti i dipendenti dello stabilimento se non sarà possibile l'attivazione di ulteriori ammortizzatori sociali» spiegano i sindacalisti Michele Gargini della Filctem-Cgil e Federica Brizi della Uilta Uil.
La crisi. La Meg Spa della famiglia Sanesi è un’azienda che produce calzature per uomo e donna di alta qualità. Lavora per importanti griffe e dà occupazione a un indotto di rilievo. La stretta creditizia l’ha messa in difficoltà. Le banche hanno chiesto i rientri degli scoperti, rifiutano di scontare le fatture e, in generale, come si dice in gergo hanno chiuso i rubinetti del credito. Di qui la crisi di liquidità che si riflette sulla gestione corrente.
«L’azienda lavora e ha commesse di livello – spiega Michele Gargini –. I clienti non le mancano e le potenzialità per uscire da questo impasse ci sono tutte. I problemi sono sul fronte bancario».
Cassa integrazione. Il 22 gennaio è iniziata la cassa integrazione per 25 dipendenti dello stabilimento che all’epoca aveva 90 assunti. Una dozzina sono usciti volontariamente e ora l’organico è a quota 78. In questi mesi la situazione non si è sbloccata e con il 23 gennaio 2013 scade l’ammortizzatore sociale cui la proprietà ha fatto ricorso per sostenere l’attività.
«Provincia e Regione si devono attivare per chiarire se le risorse della cassa integrazione ci saranno anche per il prossimo anno – aggiunge il sindacalista della Cgil –. La proprietà è disponibile ad andare avanti. Se fosse rinnovata la cassa o finanziata quella in deroga potremmo avere più tempo per studiare ipotesi di salvataggio. Penso alla partnership con altre imprese, all’individuazione di nuove banche o all’affitto del ramo di azienda nell’ambito del concordato preventivo».
Mobilità. L’azienda ha convocato i sindacati comunicando l’apertura delle procedura per la messa in mobilità di tutti i dipendenti. In pratica l’anticamera del licenziamento. «La procedura va disinnescata – conclude Gargini –. Abbiamo solo bisogno di tempo e degli ammortizzatori sociali che permettano alla proprietà di trovare le soluzioni per superare il momento di crisi».
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