Il Tirreno

Montecatini

Volevano rapinare anche un portavalori

di Pietro Barghigiani
Volevano rapinare anche un portavalori

Tre fermi e due denunce per un blitz sventato in città, la Procura contesta alla gang pure il colpo in una banca a Lappato

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MONTECATINI. Cercavano evasori fiscali dietro ai banchi di bar e ristoranti e si sono imbattuti in facce sospette. Volti nuovi, da forestieri, ma non con l'aria di essere in vacanza, quelli visti nei locali della Valdinievole visitati dalla Guardia di Finanza che li ha segnalati alla squadra mobile.

I controlli sui furbetti dello scontrino hanno dato il via a un'operazione, battezzata "Prime luci", capace di sventare una rapina e contestare a cinque persone l'accusa di aver concluso un colpo ai danni di una banca. È stato il procuratore capo, facente funzione, Giuseppe Grieco a illustrare l'epilogo delle indagini con il vice questore Paolo Cutolo, il commissario Giuseppe Aprile, il comandante della Guardia di Finanza, colonnello Ciro Natale e il tenente colonnello Gioacchino Mattia del nucleo di polizia tributaria. Unanime il riconoscimento del risultato frutto della sinergia tra le forze dell'ordine schierate in campo nel crescendo delle investigazioni.

I fermi. Tre le persone sottoposte a fermo di polizia giudiziaria con l'accusa di rapina in concorso. Si tratta di Michele Ruggero, 50 anni, originario di Avellino, ma residente da tempo a Uzzano e di due catanesi Antonino Impellizzeri, 35 anni e Alessandro Cutuli di 28, i quali devono rispondere anche di ricettazione per il ciclomotore rubato e utilizzato nella rapina andata in porto e lasciato a Pescia. I due denunciati, uno di 45 anni originario della provincia di Firenze e uno di 25, di Catania, vivono entrambi a Monsummano. Stamani si tiene l'udienza per la convalida del fermo disposto dal sostituto procuratore Luigi Boccia che ha seguito di persona le fasi dei fermi e di fronte al quale alcuni degli indagati hanno ammesso le proprie responsabilità.

La rapina. Il colpo riuscito, ma solo per qualche ora, è quello avvenuto venerdì mattina alla filiale di Lappato del Banco Popolare. Il bottino è di 13mila euro arraffato da Impellizzeri e Cutuli, uno dei due è armato di trincetto. La fuga su un ciclomotore si conclude a Pescia dove il mezzo viene abbandonato. È qui che gli agenti del commissariato trovano il veicolo. Sulla rapina svolgono i primi accertamenti i carabinieri di Lucca, ma in parallelo si muove anche la squadra mobile dopo il ritrovamento del ciclomotore rubato.

Il colpo pensato. Nel frattempo la segnalazione della Guardia di Finanza ha aperto un altro fronte che alla fine coinciderà con quello dei militari lucchesi. Ci lavora la mobile grazie alle soffiate di alcuni confidenti fatte ai finanzieri. Secondo l'accusa i catanesi, con l'appoggio in zona di Ruggero e dei due denunciati, volevano rapinare una guardia giurata di un istituto del centro che sabato mattina avrebbe dovuto prelevare soldi e preziosi da alcune gioiellerie di Montecatini. Il piano viene anticipato con i tre fermi. Ma non basta. L'ultimo tassello arriva da Lucca con le indicazioni degli autori della rapina a Lappato. Per la Procura ci sono le prove che si tratta della stessa banda.

Il bottino. Parte dei soldi rapinati in banca è stata trovata nella disponibilità dei fermati e nei loro domicili. In tutto sono 13mila euro finiti sotto sequestro.

I ruoli. Spiega il dottor Grieco: «È emerso che i cinque si erano suddivisi ruoli e compiti. Chi risiedeva in Valdinievole avrebbe individuato gli obiettivi da colpire e fornito supporto logistico, mentre quelli provenienti dalla provincia di Catania avrebbe materialmente eseguito le rapine, riuscendovi solo in parte. È la prassi ormai consolidata del pendolarismo criminale».

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