Sicurezza
«Terme: gestione schizofrenica e nessun piano di rilancio»
Contestata l’ipotesi della cassa integrazione in presenza di ferie arretrate E la proprietà non concede l’incontro per spiegare lo stop alle Leopoldine
MONTECATINI. «L’azienda ci spieghi dove sono finiti i soldi pubblici, perché il cantiere alle Leopoldine non riparte e perché si parla di cassa integrazione quando ci sono lavoratori con più di mille ore di ferie o permessi». I sindacati hanno atteso più di due settimane, dopo aver richiesto un incontro “urgente” con la società Terme e con la proprietà (Comune e Regione), ma poi hanno deciso che la misura era colma e si sono presentati a ranghi compatti in conferenza stampa.
«Da settimane si rincorrono voci su ristrutturazioni interne all’azienda senza che ci sia prima un confronto con le organizzazioni sindacali. Siamo di fronte a una gestione schizofrenica rispetto alle necessità di definire un rapporto tra sofferenza economica ed efficienza dei servizi. Chiediamo fermamente che si rimetta mano a un serio piano industriale e a un progetto città. La situazione non è più tollerabile: abbiamo un piano B di uscita? Come si vuole rilanciare l’azienda? Come si ha intenzione di salvare l’occupazione?».
I sindacati puntano poi il dito sulle voci di cassa integrazione. Ancora Meacci: «C’è chi ha oltre mille ore tra ferie e permessi, un’azienda che si dice in crisi e poi non fa fare le ferie è il massimo dell’incoerenza».
I sindacati si concentrano infine sul piano di alienazioni messo in atto dalla società. «Se ne può discutere, si vendono pezzi importanti del patrimonio, ma poi come vengono utilizzate le risorse? Ci devono spiegare come sono stati spesi i soldi pubblici e perché sono così indietro alle Leopoldine»,.
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